il Blog ed il Lavoro “2.0”

Un caro amico ha deciso di prendersi del tempo per provare a capire come vivere di “web 2.0“.
Dico web e non blog perchè sta provando a creare relazioni sociali e professionali con diverse realtà senza fossilizzarsi sugli ipotetici guadagni di adsense.
Dopo aver parlato diverse volte di come questo “lavorare” sia stimolante e gratificante gli ho proposto di mettere nero su bianco cosa ne pensa alla luce della sua esperienza ed abbiamo quindi deciso di pubblicarlo su queste pagine.

blog-e-lavoro

La domanda aleggia da tempo.
Posso trovare lavoro utilizzando strumenti di social networking?
O ancora oltre.
Posso utilizzare la rete per farne la mia principale fonte di guadagno?

Non basta un si o un no per nessuna delle due domande.
O meglio, per la prima un si forse potrebbe essere sufficiente. Gli esempi ormai non mancano, molte aziende cercano dipendenti in rete (e non solo usando siti di ricerca personale, che sono poi strumenti tradizionali su scala più larga).
E soprattutto sempre più potenziali lavoratori utilizzano strumenti come Linkedin, o anche solo il più generalista Facebook, per farsi conoscere e raggiungere il “miglior posto di lavoro possibile” in relazione alle proprie ambizioni.
Su questo argomento è molto esauriente il pezzo di Donato, che analizza la questione più in dettaglio portando la sua esperienza.
Io ritengo che non ci sia nulla di magico. Semplicemente aumentare le proprie conoscenze (indirizzandole nel giusto ambito) aumenta le possibilità di entrare in contatto con chi sta cercando la nostra figura professionale.

Più complesso è il discorso per quanto riguarda il lavoro 2.0, direttamente in rete.
In soldoni: il mio blog può pagarmi uno stipendio?
Sicuramente no, o quantomeno non da solo.

Per quanto visitato e di successo può essere il mio blog, per quanta pubblicità posso riuscire a veicolare, per quanta attenzione possa fare al posizionamento dei banner, di Adsense e di quant’altro… sarà molto difficile riuscire ad ottenere solo da questo una cifra sufficiente al sostentamento personale (o di una famiglia).
Naturalmente escludendo i pochi casi che forse riescono a raggiungere l’obiettivo e che sono la classica eccezione che conferma la regola.

Il blog però può essere il punto di partenza, la mia finestra sul web. La vetrina che mi permette di entrare in contatto con altre persone e creare collaborazioni a diversi livelli.
Ed allora il discorso cambia.
Un corretto (ed appassionato) utilizzo dei vari strumenti che il web 2.0 offre può portare risultati interessanti. Ed io credo che questo sia valido soprattutto in relazione alle aziende che vorranno lanciarsi nel (per molte di loro) nuovo mondo.
Sebbene se ne parli da tempo sono ancora poche le aziende tradizionali che hanno avuto il coraggio di affrontare la nuova avventura, nonostante i costi siano (per ora) decisamente inferiori rispetto (per esempio) alla pubblicità sui canali tradizionali.
La figura del comunicatore 2.0 dovrà necessariamente sostituire quella del comunicatore classico, e questo soprattutto all’interno delle aziende.
E quale comunicatore 2.0 più adatto di un blogger, colui che già da anni ha imparato come funziona la rete?
Naturalmente non basta essere (o dichiararsi) blogger per poter gestire correttamente un blog aziendale e i casi di non riuscita esistono e sono incontestabili.

Ma a questo punto non mi è più possibile proseguire senza portare la mia esperienza.
Nel 2007, grazie a maurizio che mi ospita, ho vissuto l’avventura di Videomarta con tutto quello che ne è seguito e a partire da quest’anno ho deciso di provare l’avventura web 2.0 in tutto il suo splendore (ed il suo rischio).
La prima mossa è stata quella di spostare il mio vecchio Vita di un IO su una nuova piattaforma e dedicargli molto più tempo.
Come detto il blog non può bastare ma può diventare la vetrina e la base. Così grazie a lui, al mio profilo su Facebook e ad altri strumenti 2.0 sto cercando di farmi conoscere e di stringere collaborazioni.

Nasce così la collaborazione con LocalMente Magazine, quella con Agoravox Italia (che non porta soldi ma autopromozione e visite sul blog) e quella con BlogMagazine (di cui ancora non posso dirvi nulla). Ma soprattutto nasce dall’esperienza di blogger la possibilità che mi è stata data di gestire un paio di blog aziendali. Naturalmente sono aziende con cui ho stretti rapporti e che mi hanno dato fiducia, hanno creduto nel potenziale della rete e hanno voluto essere tra i primi a sfruttarle (e nonstante tutto questo faccio ancora fatica a convincerle su alcune scelte).
Tutto questo insieme riesce a garantirmi (ma il termine non è adatto alla volubilità delle mie attività) introiti che mi permettono di dedicarmi a questo mondo a tempo pieno e non più come hobby. Naturalmente la mia speranza è di aumentare le attività e di conseguenza le entrate, e siccome l’avventura è appena iniziata…

Mi sono un pò dilungato (ahi! ahi! errore grave, caro blogger) ma l’argomento è vasto e non sono sicuramente riuscito ad essere esauriente.
Quello che però mi interessava era chiarire che di blog non si può vivere ma di web 2.0 nel suo insieme assolutamente si.
A due condizioni per me fondamentali: impegno (leggi tempo e ottimizzazione del lavoro) e correttezza (perchè, di questo sono convinto, la rete si autoregola e non perdona).

Autore: Gabriele Farina, blogger, scrittore e regista. Autore di “Vita di un IO” dal 2005, di “Videomarta” dal 2007 e di “A lezione di web con Videomarta” dal 2008.
Pochi esempi per conoscerlo meglio, ma tutto quello che c’è da sapere viene fuori, in un modo o nell’altro, sul suo blog.

(foto credits: caffeina liquida)

9 Replies to “il Blog ed il Lavoro “2.0””

  1. mi è piaciuto molto questo post, rispecchi in parte la filosofia della nuova avventura che stiamo cercando di far partire con funkyrev.
    Non c’è dubbio che tu stia puntantdo il dito nella direzione giusta, quando valuti l’incapacità di utilizzare i guadagni derivanti da adsense come unica fonte di sostentamento.
    Ritengo però che un blog (o anche una più ampia piattaforma 2.0) abbia un altro grande potenziale, oltre a essere fucina di esperienza e vetrina per le tue capacità. Intorno ad un blog può formarsi un’intera community, che fornisce non solo contatti e conoscenze utili al singolo, ma collaborazioni a più ampio spettro che potrebbero cercar di far virare la forte miopia delle aziende verso le nuove frontiere tecnologiche. Un blog può non essere solo un punto di partenza per avere un canale prioritario per aziende 1.0 ma, può essere un punto d’arrivo, ovvero un punto focale dove le aziende guardano per capire dove sbagliano, un blog che diventa un’azienda di per sè, che mutua però i concetti della filosofia 2.0. Quindi un blog non come mero strumento tecnologico, ma come prima forma virale per nuove forme aziendali. Ora sto sproloquiando. scusatemi, l’ora è tarda e ho gli occhi a palla e girandola!
    🙂

  2. Sono daccordo in linea di principio. Tuttavia credo che la community dipenda molto dal tipo di azienda in questione (o meglio dal tipo di clienti che l’azienda ha).
    Nei due casi che sto sperimentando l’operazione-community è (almeno per ora) decisamente di scarso successo.

  3. Complimenti,
    un ottimo spunto per chi come me cerca di riuscire a tirare fuori lo stipendio dal web, ovviamente con poco successo sino ad ora, prima o poi troverò la molla che farà scattare il meccanismo.. spero..

    Bel lavoro,
    Carmine Picariello

  4. ottimo articolo, e concordo sulla speranza di avere un blog che ti paghi la vita, effettivamente è un risultato molto difficile da raggiungere e ci vuole molto lavoro, però io penso che se un sito viene strutturato molto bene, e non è solo blog, può anche fare il salto di qualità

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