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Lei è fortunato

Questa mattina sono dovuto passare in banca per effettuare alcune operazioni che non mi è possibile fare online. Premetto che presso questa filiale ho un conto corrente in cui viene versato tutti i mesi uno stipendio, un mutuo ed un fondo pensione, e pur sapendo di non figurare come un super-cliente con investimenti “interessanti”, credo nel mio piccolo di essere un buon cliente.

Come anche le altre volte ho quindi preso un appuntamento con il “mio consulente” (che vedo circa una volta l’anno e che cambia più o meno ogni due ) evitandomi così la coda di persone over 60 che alle 8.15 erano già ammassati davanti alla porta…

Mentre passo vedo che le casse sono in gran parte state sostuite con scatolotti tipo bancomat riducendo ulteriomente il personale ed obbligandoti a fare tutto da solo anche per un versamento.

Una volta seduto e messo le firme (su carta) che erano necessarie mi sono permesso di chiedere alcune cose: Il mio fondo pensione ha perso più del 6% ed ho chiesto spiegazioni ma la motivazione che mi è stata data non mi è piaciuta:

“Tutti i fondi sono in perdita, le borse sono in perdita. E’ normale.”

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Mastri costruttori

In questo periodo il “cartone animato” più visto (e forse anche richiesto in modo piuttosto ossessivo) ha come titolo “The Lego Movie“.

Trattasi di un film di animazione del 2014 a tecnica mista (Stop Motion/CGI/Attori veri) che personalmente ritengo davvero ben fatto e con diversi livelli di lettura.
Senza voler fare una recensione il concetto (vedi morale) è che un qualunque comunissimo operaio più diventare “speciale” e capace di “salvare il mondo” usando i suoi talenti.

Il film poi è ricco di citazioni che spaziano da Matrix al Batman di Nolan passando per StarWars e che oggiungono un po’ di “spessore” per farlo apprezzare anche un un pubblico più adulto.

Non meno importate il fatto che in questo lungometraggio, che sicuramente è anche una grande oparazione di markeing, facciano la loro comparsa anche diverse “cose” (moto, astronavi, robot, ecc…) che ovviamente sono poi diventate parte del catalogo Lego.

Tutta questa premessa per arrivare al punto in cui l’altro giorno, durante l’ennesima visione, il mio ometto si gira verso di me con area beata, mi guarda bene e con la sua vocina mi dice:
– Papà dobbiamo fare anche noi il “Robot / Camion dei pompieri” !!!
– E come facciamo? Non abbiamo i pezzi.
– Ma noi siamo dei “mastri costruttori” (cit.)…

Nel dirlo mi prende e mi porta a prendere uno dei suoi camion ed inizia a lavorarci smontando la cabina, sradicando le ruote e provando a mettere insieme qualcosa che possa ricordare un paio di gambe.

Provo ad aiutarlo ed in pochi pochi minuti, con qualche mattoncino in più, riuschiamo a farlo stare in piedi.

Il risultato è “orrendo”, lontani anni luce da quanto visto in TV, ma la fantasia dei bimbi è talmente potente che dopo averlo guardato per bene mi dice che è bellissimo.
Inizia a giocarci e correndo avanti ed indietro con in mano il suo nuovo robot mi dice contento e soddisfatto: “Papà noi siamo dei mastri costruttori!!!”

La storia sarebbe potuta finire qui ma io il giorno dopo inizio a cercare il set ufficiale perchè a differenza sua non sono assolutamente soddisfatto del risultato.
Purtroppo però, essendo passati ormai 4 anni dalla sua commercializzazione, risulta difficile da trovare ed i pochi in circolazione hanno prezzi non proprio popolari.

Tutto questo, fortunatamente, mi ha fermato il numero di secondi sufficiente per capire che quello che stavo per comprare con la scusa di rendere felice il mio bimbo sarebbe servito solo al mio ego.
Così ho deciso che nello spirito dei veri “mastri costruttori” mi sarebbe bastato recuperare la manciata di pezzi necessari con rendere braccia e gambe un po’ meno ingessate ed quindi anche un po’ più “giocabile”.

Il risultato lo vedete in foto e pur essendo ancora distante dalla versione originale spero possa abbastanza “speciale” da generare un effetto “wow”.

Adesso aspetto con impazienza il momento in cui potrò osservare la sua reazione ed il suo stupore quando vedrà che al suo lavoro sono cresciute gambe e braccia snonabili creando poi chissa quali incredibili modifiche…

nota: i mastri costruttori sono i personaggi che all’interno del cartone sanno creare cose senza bisogno di istruzioni.

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Windows, VVV e forward SSH

In questi giorni di calma e di “non vacanza” sto facendo qualche esperimento per migliorare i sistemi di “automazione” e sviluppo qui in ufficio e visto che in passato avevo già lavorato con VVV ho fatto qualche prova per importare i siti su cui sto lavorando.

Una volta fatta l’installazione base con VirtualBox e Vagrant e VVV mi sono subito scontrato con un problema che mi ha tenuto fatto perdere diverse ore.
Partiamo con il dire che sotto windoz, Vagrant deve avere i permessi di “administrator” altrimenti non riesce e modificare il file hosts, ma in ogni caso facendo provision da un repo privato non riuscivo a passare la chiave ssh per autenticarmi.

In VVV la configurazione del Vagrantfile prevede già il forwarder agent attivo di default ma purtroppo la versione di ssh di windoz non implementa questo meccanismo (o perlomeno io non sono riuscito a farla funzionare).

config.ssh.forward_agent = true

Per risolvere ho dovuto mettere un paio di pezze ricorrendo al forward offerto da Putty ma ovviamente la chiave generata via shell con ssh-keygen (e che era già configurata su github e bitbucket) non viene riconosciuta.
Dopo un paio di ricerche google mi suggerisce di usare puttygen ed in questo modo riesco ad importare la mia chiave privata e esportarla con estenzione .ppk

Tento un provision del singolo sito su cui avevo già sistemato e committato i file “vvv-hosts”, “vvv-init.sh” e “vvv-nginx” ma mi rendo conto che il database è ovviamente vuoto e mancano gli uploads.

$ vagrant provision --provision-with site-nomesito

Aggiungo quindi una riga dopo la creazione del db ed un piccolo rsync per alliniare i media per avere una copia completa di quanto in produzione:

mysql -u root --password=root weagentz < ${VVV_PATH_TO_SITE}/dump/nomesito.sql

Ok, adesso a parte quelche redirect da sistemare funziona tutto.
Domani sistemo o scafolding che avevo fatto con grunt-init mettendo i file per vagrant e da settembre facciamo qualche mese di test per capire se in questo modo la produttività ne avrà beneficio.

Nei prossimi giorni vorrei approfondire anche VVV Site Wizard e Variable VVV per vedere se ha senso sostituire la parta fatta con grunt-init.

Lascio ancora questo link per chi volesse provare alternative a VVV.

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pensieri ... e parole

L’economia della paura

Venerdì scorso è arrivata la newsletter di Ivan che come sempre mi ha regalato alcuni importanti spunti di riflessione.

Mi ha fatto pensare per l’intero fine settimana e ho deciso che sarebbe stato importante mettere nero su bianco anche il mio pensiero anche solo per poterlo rileggere a distanza di tempo.

Per anni ho ragionato, interrogandomi e confrontandomi con altre persone, su cosa sia davvero sostenibile sul lungo termine per un piccolo professionista e il mio pensiero oggi è diametralmente opposto a quello espresso in queste parole.

Ok, ma come si fa a crescere? Se come me per lavorare hai bisogno di clienti di solito a un certo punto fai l’agenzia [ 3 ]: prendi più lavoro di quello che puoi fare da solo, prendi dei collaboratori per fare il lavoro, cerchi clienti più grossi e con budget più alti per pagare te e i tuoi collaboratori, rinse and repeat.

È la cosa che mi hanno detto di fare tutti, ed è esattamente la cosa che non ho intenzione di fare. Un po’ perché l’idea di prendermi la responsabilità di tirare dentro abbastanza lavoro per me e per altri mi getta nel puro sconforto. Il vero problema però è che è un altro circolo vizioso, e sul lungo periodo non è sostenibile: né dal punto di vista economico [ 4 ] – At best, you’ll earn yourself more work. Well done! You just won yourself more work – né se penso alla vita che voglio vivere: lavorare meno ore, separare quanto lavoro da quanto guadagno, passare meno ore davanti a un computer, passare più tempo con le persone, passare più tempo fuori.

Attenzione, non voglio però dire che quanto dice Ivan sia sbagliato. Rispetto la sua opinione che tra l’altro è simile a quella di tanti altri freelance ma secondo me non è pensabile fare il “one man band” per tutta la vita per più di un motivo.

Inoltre Ivan nella sua newsletter prosegue parlando dei suoi progetti ed in particolare di come si sta sviluppando Guido, ma ecco, io non sono tanto sicuro che tutti i freelance abbiano tra i propri progetti una cosa come quella…

== 1: La prudenza

Ovvio che statisticamente qualcuno potrà anche riuscire ad avere successo e mettere da parte il necessario per vivere, ma non posso avere la sicurezza di essere quell’uno su mille.

Posso sperarci, posso avere la perseveranza, posso metterci il cuore, ma credo che occorra anche la prudenza e il coraggio necessario per capire che non tutti siamo fatti per ballare da soli.

Dobbiamo renderci conto che ci sono degli aspetti legati alla fragilità umana:

Se sei da solo a volte non puoi permetterti nemmeno qualche giorno di malattia, figurarsi poi qualcosa di più serio che (tocchiamo ferro) dovesse tenerti in ospedale per delle settimane.
Ricordo il caso di qualche anno fa dove una freelance si è trovata ad affrontare un cancro, ed anche se fortunatamente tutto è finito bene non è stato facile gestirlo ne professionalmente ne economicamente.
Ma potrei fare anche esempi tra cui quello di un caro amico caduto dalla moto ed in cui si è “maciullato la gamba”.
Oltre due mesi passati a letto in cui era difficile fare qualsiasi cosa, figurarsi lavorare. Poi, dopo, altri 6 di fisioterapia.
Capitano anche cose meno drammatiche rispetto alle altre due ma nel mio vissuto ho attraversato un periodo difficile in ambito famigliare e posso garantirvi che il concentrarsi sul lavoro in alcuni giorni era davvero impossibile.
Ecco, io sono stato fortunato.

Negli anni sono riuscito a costruire qualcosa di solido: un’agenzia fatta da “soci” ma anche da dipendenti.
Ma soprattutto fatta da persone a cui in un momento difficile ho potuto delegare alcune delle mie responsabilità e dei miei impegni e che in qualche modo hanno condiviso con me il peso che avevo sulle spalle.
Se fossi stato da solo non so cosa avrei potuto fare…

== 2: Economia di scala e la paura del fallimento

Ricordo una cosa che mi dissero diversi anni fa e che mi era piaciuta molto: “un imprenditore deve essere in grado di creare un’attività capace di andare avanti anche senza di te
Va bene, mi potete dire che freelance NON è un imprenditore, ma in realtà, un freelance che vende se stesso ed i propri servizi non è altro che l’imprenditore di se stesso…

L’altra critica che mi viene spesso mossa quando argomento queste cose è che un team di freelance è più flessibile e meno problematico, ma questo penso sia vero solo se guardiamo la punta dei nostri piedi.

Forse se consideriamo il singolo progetto è così ma pensare di ricostruire il team ogni volta nel lungo periodo diventa un’attività costosa dove non puoi ottimizzare i processi lavorativi e soprattutto dove non c’è una visione condivisa a lungo termine.

ma io lavoro sempre con gli stessi collaboratori e ci sono anche degli obiettivi comuni…” ok, allora non prendiamoci in giro:
Siete di fatto una società di persone a cui mancano quelle agevolazioni fiscali per cui potreste abbassare i costi… (contabilità, commercialista, spese di struttura)

Questa cosa mi ricorda un po’ la paura che alcuni amici hanno di sposarsi e di prendere un impegno “per sempre?.
Che poi “per sempre? anche se oggi non fa più tutta quella paura; esistono anche le separazioni, i divorzi ed i fallimenti.

Le frasi ad effetto sul “fallimento? sono tantissime. Io per l’occasione mi gioco questa:
Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo. Winston Churchill

== 3: La Morale e l’etica del professionista

Dal punto di vista di morale pensare solo al proprio orticello è tipico della nostra società, ma non per questo può essere considerato un valore positivo.

A questo si aggiunge uno dei problemi più difficili da affrontare: la voglia di NON cambiare.
Dopotutto così come sono sto bene, perché dovrei prendermi altre responsabilità?
Anzi in realtà vorrei vivere lavorando di meno e guadagnando di più…

Lasciamo perdere la storiella della formica e della cicala e prendiamo qualche nome della mondo reale: a me piace pensare che il sig Ford o, rimanendo nei confini piemontesi , il sig Olivetti si siano presi la responsabilità del loro progetto e delle persone che lavoravano per lui portando benessere non solo a se stessi ma anche ad altri.
Non voglio andare volutamente oltre oceano perchè è luogo comune pensare che in america sia tutto più semplice e sopratutto perchè i due signori che ho citato hanno affrontato delle difficoltà in un momento storico non proprio propizio per l’europa e che in qualche modo ricordano l’incertezza economica dei nostri tempi.

Ovvio che non tutti possiamo avere quel carisma e le capacità per fare qualcosa di grande, ma prendere questi nomi come modello mi aiuta sicuramente di più rispetto ad una “Chiara Ferragni?.

Provo a riassumere quello che è il mio pensiero: Fare qualcosa non solo per noi stessi e “provare? a costruire qualcosa che possa funzionare anche senza di noi ci può rendere persone migliori.

Concludo con un discorso etico più generale e rivolto ai tanti che si improvvisano professionisti perché stanchi del loro lavoro da dipendente:
E’ facile fare un preventivo svalutando il proprio lavoro sapendo che sì è un regime fiscale agevolato. Altrettanto facile lavorare con software non licenziato o regalando al cliente finale “cose? trovate in rete ma che avrebbero dovute essere fatturate…

Io questa la chiamo “concorrenza sleale? perchè rovina il mercato, abitua male i clienti ed alimenta il lavoro a bassa professionalità dei “Cuggggini?

Un’ultima cosa cosa sul tempo dedicato ai nostri affetti e di cui sono profondamente convinto: La cosa importante non è la quantità ma la qualità.
Ovvio che lavorare 18 ore al giorno crea stress e non facilità la relazione con gli affetti familiari ma come in tutte le cose è importante trovare il proprio equilibrio.

Quanto scritto non vuole essere la “cosa giusta” per tutti ma il mio pensiero su un argomento complesso e a volte sottovalutato. Spero tra qualche anno di pensarla ancora così, ma se così non fosse ne sarò ugualmente felice perchè solo gli stolti la pensano sempre nello stesso modo.