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Buzz marketing e pay-per-post

C’è chi dice che le coincidenze non esistono. Io non so se crederci.

La scorsa settimana una delle azienda con cui collaboro mi ha chiesto quache consiglio per capire come usare la rete per diffondere un messaggio e quali sono i passi sono necessari per entrare nella comunità dei blogger.

Io inizio a ragionarci ed a pensarci un po’ sù e poi dico: “potremmo provare con un po’ di buzz marketing…”
“BAZ chè ?”
“Sì, dai creiamo un po’ di rumore, facciamo in modo che qualcuno ne parli. Troviamo un cosina da regalare, magari facciamo anche qualche post sponsorizzato”

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Dopo qualche giorno in rete si sviluppa un’interessante discussione che pone stimolanti riflessioni.

Adesso faccio un piccolo flashback e passo a Smau 2007 dove, durante un convegno dal titolo “I social Media in Italia, nuovi modelli di business per le aziende?, avevo chiesto a Pietro Scott Jovane se il pay-per-post potesse diminuire l’autorevolezza e facesse perdere l’efficacia del passaparola.

Il Beggi aveva riassunto la risposta con il postulato del Rinoceronte Scorrevole: “La vera misura dell’autorevolezza è la quantità di stronzate che posso scrivere impunemente, prima che si sappia che sono un cretino?.