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Migrare il metabase di IIS con iiscnfg.vbs

Ci sono delle volte nella vita di un sistemista dove dopo aver allestito un nuovo Windows Server 2003, aver installato tutto il necessario compresi antivirus e backup giunge il momento di configurare IIS.

Nel caso il server sia adibito ad ospitare nuovi siti, non ci sono altre alternative che la configurazione attraverso l’interfaccia di amministrazione, ma nel caso di un migrazione da un altro server, dove magari sono presenti decine e decine di siti configurati la strada “facciamolo a mano” diventa lunga ma sopratutto la probabilità di fare qualche errore aumenta in modo direttamente proporzionale al numero di siti da configurare.

Diventa quindi lecito domandarsi come importare sulla nuova macchina la configurazione presente sul vecchio server.

Purtroppo dall’interfaccia di amministrazione le uniche operazioni che riguardano la gestione del metabase di IIS sono relative al backup ed relativo ripristino, ma fortunatamente Microsoft non ci lascia completamente a mano vuota, rendendo possibile l’operazione di esportazione e importazione tramite uno script vbs utilizzabile via shell.

Dal titolo del post, avrete capito che sto parlando di iiscnfg

Dopo aver letto un po’ di documentazione ed avendo come obbiettivo l’esportazione completa del metabase del vecchio server e la sua importazione sulla nuova macchina sono stati sufficienti 2 comandi …

Questo è il comando per l’esportazione, che ovviamente va eseguito sul server in cui c’è la configurazione da copiare.

iiscnfg /export /f nomefile /sp / /children

Vediamo insieme i parametri:

  • /f indica che l’esportazione deve avvenire su file ( nel mio caso nomefile è c:iisconfig_backup.xml )
  • /sp indica il ramo del metabase, che nel mio caso è un semplice slash che indica tutto ma potrebbe anche indicare un singolo sito
  • /children consente semplicemente di esportare in maniera ricorsiva tutte le sottochiavi

Se tutto è andato bene dovremmo ritrovaci sotto c un file xml che dobbiamo far arrivare sul nuovo server per poterlo importare.

Prima di procedere all’importazione, nel caso abbiate già modificato qualcosa suggerisco un backup, che potete effettuare o tramite l’interfaccia di amministrazione o via shell con iisback.

iisback /backup /b nomebackup

Arrivato a questo punto vediamo il comando per l’importazione che è leggermente più complicato …

iiscnfg /import /f nomefile /sp / /dp / /children /merge

In questo caso ci sono due parametri in più:

  • /dp specifica il percorso della metabase in cui vengono memorizzate le chiavi, discorso simile a quello per /sp e nel mio caso dove voglio importare tutto indico solo lo slash
  • /merge consente di combinare le chiavi nel file XML con le chiavi esistenti della metabase. Forse questo parametro nel caso di una configurazione da zero è inutile, ma nel caso abbiate già fatto modificato la configurazione di IIS questo vi permettera di importare solo le chiavi nuove

Questo funziona a patto che i percorsi rimangano gli stessi, ovvero se i siti prima erano sul disco e: dovranno essere su e: anche adesso.

Nel caso non sia possibile ricreare la stessa configurazione, suggerisco la modifica del file xml con il metabase prima dell’importazione, altrimenti vi tocca modificare a mano tramite l’interfaccia di amministrazione sito per sito.

Un ultima cosa; se durante la migrazione i due server si possono “parlare” potrebbe essere più comodo copiare direttamente la configurazione tra un server e l’altro, ma nel mio caso, essendo i due server in due posti fisicamente diversi, ed essendo sotto firewall non è stato possibile praticarlo.

Sperando di non aver dimenticato nulla, e di non aver scritto caz**te, questo è quanto …

Link di riferimento: Gestione di configurazioni di IIS tramite script

[tags]IIS, metabase, iiscnfg, iisback [/tags]

Yet Another MCP

Da martedì scorso sono MPC ( Microsoft Certified Professional ).

MPC - Microsoft Certified Professional - 70-282 - Designing, Deploying, and Managing a Network Solution for a Small- and Medium-Sized Business

Le mia passate disavventure forse sono servite a qualcosa, fatto sta, che questa volta è andata un decisamente meglio della precedente

Merito sicuramente delle notti di studio della “dea bendata“.

L’ esame in questione è il 70-282 ( Designing, Deploying, and Managing a Network Solution for a Small and Medium Sized Business ) che altro non è che una panoramica sulle funzionalità di Windows Server 2003, con particolare attenzione ai wizards della versione SBS2003 ( Small Business Server ).

Sicuramente con questa certificazione ricerverò decide centinaia migliaia di telefonate da piccole e medie aziende bisognose della mia qualificata consulenza … ( ROTFL )

In realtà non so se questo esame possa cambiare qualcosa nel lavoro di tutti i giorni … spero che almeno lo faccia a livello di immagine aziendale.

Tra le varie cartaccie che ho recuperato, mi rimane anche un “Official Exam Prep5131A, un libricino di circa 80 pagine con le slide del corso e qualche domanda.

Se a qualcuno può servire mi faccia sapere …

[tags]mcp, sbs2003, 70-282[/tags]

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featured software

VMware Converter: per migrare al virtuale

Un po’ per necessità ed un po’ per curiosità ho provato a trasformare un server windows in una macchina virtuale tramite l’utilizzo di VMware Converter 3.0.

VMware Converter è infatti uno strumento per la conversione P2V (da server fisico a macchina virtuale).
Ne esistono due versioni, un freeware la quale permette una conversione alla volta ( quindi sufficente per la quasi totalità delle persone ) ed una detta “enterprise” nel caso aveste la necessità di virtualizzare in contemporanea più macchine.

Oltre alla conversione P2V è disponibile anche una conversione V2V ( da macchine virtuale a macchina virtuale ) che permette di convertire in un formato VMWare anche immagini create con Microsoft Virtual PC, Microsoft Virtual Server o Symantec Backup System Recovery Image ( il formato Norton Ghost non sembra essere supportato ).

Il tutto viene reso possibile attraverso un wizard che con una decina di passaggi, ci chiede di definire la sorgente ( macchina fisica o virtuale ), la destinazione ( dove salvare l’immagine della macchina virtuale) ed infine ci permette di personalizzarealcune specifiche (il nome della macchine, la configurazione della scheda di rete, l’appertenenza ad un dominio o ad un workgroup e la timezone).

Cosa ultrapositiva è che il processo di conversione può avvenire mentre la macchina è in esecuzione, permettendo anche una conversione a caldo di un server remoto.

Uno degli altri utilizzi per cui penso che questo software possa essere decisamente utile è la modifica della dimensione dell’hd virtuale durante il processo di conversione.

In passato per riuscire ad aumentare la dimensione di un HD il cui spazio è diventato troppo piccolo avevo fatto dei salti mortali.

Nonostante mi sarebbe piacita una licenza più vicina alla GPL sono molto contento che VMware continui a rilasciare alcuni dei sui prodotti con licenza gratuite. In questo caso, sono state addirittura unite le funzionalità di due prodotti precedentemente a pagamento ( P2V Assistant e Virtual Machine Importer ).

Peccato che per il momento la conversione sia supportata solo per i sistemi Microsoft Windows.

A titolo di cronaca il mio esperimento è andato a buon fine, nonostante qualche piccola sistemazione fatta poi a mano ( riconfigurazione dei backup essendosi volatilizzato il DAT ), anzi avendo aumentato la memoria a disposizione della nuova macchina virtuale, sembra andare ancora meglio …

Prima di fare partire la conversione io mi sono preoccupato di deframmentare il disco e di selezionare come destinazione un disco diverso da quello in cui è residente il sistema operativo.

Un ultima nota è relativa alla personalizzazione delle configurazioni tipo domonio e/o scheda di rete. Per farlo è necessario dotarsi del files creati da sysprep.

A seguire una serie di screenshot pubblicata anche su flickr.

Link di riferimento: Sito ufficiale, Data Sheet

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featured software sviluppo

Un server SVN sotto windows con un click

Andiamo con ordine.

SVN ( Subversion ) è un software che opera in modalità client/server per la gestione del versionamento che si sta imponendo come alternativa a CSV.

Cito da wikipedia:

In informatica, il controllo versione è la gestione di versioni multiple di un insieme di informazioni.

Viene usato prevalentemente nello sviluppo di progetti ingegneristici o informatici per gestire la continua evoluzione dei documenti digitali come il codice sorgente del software, i disegni tecnici, la documentazione testuale e altre informazioni importanti su cui può lavorare una squadra di persone.
Le modifiche a questi documenti sono identificate incrementando un numero o un codice associato ad essi, denominato “numero di versione“, “etichetta di versione“, o semplicemente “versione“, e sono etichettate con il nome della persona che ha apportato la modifica.

Grazie a client come TortoiseSVN che si integrano direttamente nella shell di Windows, la gestione degli aggiornamenti è molto semplice, ma la configurazione del server e la creazione di un nuovo repository per quanto non siano operazioni particolarmente complicate, richiedono comunque un minimo di attenzione.

Con l’obbiettivo di semplificare il processo di setup nasce quindi “SVN 1 Click Setup“, che automatizza in un’unico passaggio l’installazione e configurazine del server SVN con relativo repository.

Per i più ortodossi segnalo che il fatto di aver automatizzato l’installazione non pregiudica la possibilità di intervenire sui file di configurazione, per aggiungere ad esempio altri utenti, o di lanciare direttamente comandi da shell.

Per testare il corretto funzionamento del server SVN possiamo usare il “repo browser” di TortoiseSVN e digitare “svn://localhost“, se tutto funziona dovremmo trovarci davanti a qualcosa di simile …

TortoiseSVN Repository Browser

Vi ricordo che Subversion lavora sulla porta 3690 e quindi nel caso di accessi da altri computer presenti sulla rete e nesessario che tale porta sia aperta ( vedi firewall ).

Se volessimo usare un repository remoto gratuito come ulteriore backup fate un giro da opensvn, se invece volete approfondire qui c’è un libro di cui stanno facendo la traduzione in italiano.