Wandly: Da un’automazione su n8n a una PWA

Spesso i prototipi nascono da un bisogno, e Wandly non fa eccezione. Solo che il bisogno, all’inizio, non era nemmeno mio.

Qualche mese fa stavo giocando con n8n — quello strumento di automazione che chi mi segue mi avrà sentito nominare un centinaio di volte — e mi ero costruito un piccolo workflow da mostrare durante un workshop. L’idea era semplice quasi al limite della banalità: mandi un messaggio su un bot Telegram, un agente AI riceve il testo, lo elabora, e dopo qualche secondo sul tuo WordPress compare un articolo pubblicato.
Niente browser aperti, niente editor Gutenberg, niente di niente. Solo un messaggio dal telefono e un post online.

L’avevo tirato su come dimostrazione. Una di quelle cose che fai vedere per dire “guardate cosa si può fare se mettiamo insieme i pezzi giusti” e non avevo nessuna intenzione di farne ne un prototipo ne un prodotto

Poi è successa la cosa che succede sempre quando mostri qualcosa che funziona : le persone che la vedono iniziano a chiederti: “ma questa cosa qui me la fai anche a me?“. E poi un altro, e poi un altro ancora. E ogni richiesta portava con sé un’esigenza in più: “sì, però io ho due blog“, “sì, però vorrei poter rivedere il testo prima di pubblicarlo“, “sì, però come faccio a dirgli che il mio brand parla in un certo modo?“.

Da lì in avanti è stata una serie di iterazioni. Quello che era nato come un workflow di n8n con un webhook, una chiamata API a un modello LLM e una POST verso le REST API di WordPress è diventato qualcosa di più strutturato. Ho separato la logica dall’orchestrazione, ho costruito un’interfaccia, ho aggiunto la gestione multi-utente e multi-blog, ho integrato la possibilità di caricare allegati come contesto, e ho messo al centro di tutto la cosa che ho capito essere davvero il punto di svolta: il system prompt configurabile.

wandly -  Progressive Web App - wordpress automation

Il risultato si chiama Wandly, ed è una Progressive Web App che trasforma un’idea in un articolo WordPress pronto da pubblicare.

In questo articolo ti racconto come funziona, perché secondo me è diverso dai venti tool simili che vedi pubblicizzati ogni settimana, e cosa puoi farci concretamente — sia che tu lo voglia usare per il tuo blog, sia che tu lo voglia proporre ai tuoi clienti.


Da un workflow di n8n a prototipo

Quando costruisci un’automazione in n8n hai una sensazione strana: ti sembra di stare barando. Colleghi tre nodi, configuri un webhook, infili una chiamata HTTP verso un’API, e in mezz’ora hai messo in piedi qualcosa che vent’anni fa avrebbe richiesto una settimana di sviluppo. Il primo prototipo di Wandly era esattamente così.

Lo schema era questo: un bot Telegram riceveva un messaggio, lo passava via webhook a n8n, che a sua volta lo girava a un agente AI con un prompt di sistema scritto a mano dentro il workflow. La risposta dell’agente — titolo più contenuto in HTML — veniva infine spedita alle REST API di WordPress con una semplice chiamata POST autenticata.
Trenta secondi e l’articolo era online.

Sembra magia, ma è il tipo di magia che ha tre problemi grossi non appena provi a usarla davvero.

Il primo è che il system prompt è cablato dentro l’automazione. Vuoi cambiarlo? Apri n8n, modifichi il nodo, salvi. Vuoi averne uno diverso per ogni blog? Costruisci un workflow per ogni blog. Vuoi che il tuo cliente possa modificarlo da solo? Auguri…

Il secondo è che non vedi il contenuto prima di pubblicarlo. L’AI scrive, l’API riceve, il post va online. Se l’output non ti piace, ti tocca andare su WordPress, aprire il post, modificarlo o cestinarlo. Tutto il guadagno di velocità si dissolve.

wandly - canvas - generazione articolo

Il terzo, il più sottile, è che Telegram non è un’interfaccia di scrittura. Va benissimo per “ehi, scrivi un articolo su X“, ma se vuoi iterare, raffinare, modificare un singolo paragrafo, allegare un PDF di riferimento, scegliere lo status di pubblicazione — beh, una chat non basta più.

A quel punto la scelta era una sola: smettere di considerarlo un giocattolo da workshop e costruirgli intorno un’applicazione. Una webapp con un canvas dove vedi quello che l’AI sta producendo, dove puoi correggere, iterare, allegare contesto, gestire più blog, salvare configurazioni diverse, e premere “Pubblica” solo quando sei davvero pronto.
È quello che è diventato Wandly oggi.

Cosa fa Wandly, in pratica

Riassunto in una riga: Wandly è il ponte più corto possibile tra un’idea nella tua testa e un articolo pubblicato sul tuo WordPress.

Il flusso è disarmante: Apri il sito, scrivi un prompt di qualche riga che descrive l’articolo che hai in mente, ed in pochi secondi sul canvas laterale compare il titolo e il contenuto già formattato in HTML pulito, pronto per WordPress.

Poi inizia la parte interessante.

Se l’articolo è già buono così, scegli lo status — bozza, pubblica, in revisione, privato — e con un click parte la chiamata alle REST API del tuo WordPress. L’articolo arriva online o nel pannello di amministrazione, esattamente come se l’avessi scritto a mano. Se invece vuoi modificare qualcosa, hai tre strade.

Puoi iterare in chat, scrivendo cosa vuoi cambiare (“aggiungi una sezione sui costi“, “rendi il tono meno formale, il pubblico è under 30”, “metti una CTA finale”).
Wandly usa l’articolo appena generato come contesto e produce una nuova versione che eredita le modifiche senza che tu debba ripetere il prompt iniziale.

wandly canvas edit

Puoi selezionare un singolo paragrafo direttamente nel canvas e chiedere all’AI di intervenire solo lì. “Riscrivi questo passaggio in chiave più narrativa“, “accorcia questa parte“. Il resto dell’articolo rimane intoccato. È la differenza tra avere un assistente che ti riscrive tutto da capo a ogni richiesta, e averne uno che capisce cosa stai facendo e dove vuoi che metta le mani.

Puoi allegare file come contesto. PDF, DOCX, immagini, CSV, testi. Hai un brief del cliente? Allegalo. Una trascrizione di un’intervista? Allegala. Le linee guida di tono di voce in un Word? Allegale. L’AI legge il contenuto e lo usa come materia prima per produrre articoli che partono da quello che già hai, non da zero.

E poi c’è la gestione multi-blog. Se hai più siti — il tuo personale, quello dell’azienda, quelli dei clienti che segui — li configuri tutti dentro Wandly e scegli la destinazione prima di pubblicare. Per chi gestisce contenuti per conto terzi, è la differenza tra giostrarsi tra dieci browser aperti con dieci sessioni WordPress diverse e avere un cruscotto unico.

Sotto il cofano, dal punto di vista tecnico, succedono quattro cose: la richiesta dell’utente viene impacchettata insieme al system prompt configurato e inviata a un modello LLM, che si occupa della generazione vera e propria del contenuto; la risposta torna in HTML già pulito; il canvas la rende visibile in tempo reale; e quando premi “Pubblica” parte una chiamata autenticata alle REST API di WordPress che crea il post con tutti i metadati (titolo, contenuto, status, eventuale featured image). Niente di esoterico, ma orchestrato in modo che tu non debba mai uscire dall’interfaccia.

Il segreto: un system prompt configurabile

Arriviamo al punto in cui Wandly smette di essere “un altro tool AI” e diventa qualcosa di diverso.

Tutti i tool che generano articoli con l’AI fanno più o meno la stessa cosa: prendono il tuo input, lo passano a un modello, ti restituiscono del testo. Il problema è che il testo che ti restituiscono è quasi sempre generico. È scritto bene, è grammaticalmente perfetto, è informativo. Ma potrebbe essere stato scritto da chiunque per chiunque. Non è tuo.

La metafora che uso più spesso quando spiego questa cosa è quella del copywriter freelance. Immagina di assumerne uno bravo e di dirgli: “scrivimi un articolo sul mio brand“. Senza brief, senza tono di voce, senza esempi, senza pubblico definito. Cosa ti consegnerà? Un articolo professionale, leggibile, corretto. E completamente intercambiabile con quello che lo stesso copywriter consegnerebbe a un tuo concorrente che gli ha chiesto la stessa cosa.

Per ottenere un contenuto che sia davvero tuo, al copywriter devi dare un brief dettagliato. Tono di voce. Pubblico. Struttura preferita. Parole da usare e parole da evitare. Esempi di articoli che hai apprezzato. Riferimenti SEO. Lo stesso vale, identico, per un’AI.

Il system prompt è esattamente questo brief, scritto una volta sola e applicato automaticamente a ogni richiesta che fai da quel momento in poi.

Wandly ti permette di salvarne quanti ne vuoi. Uno per il tuo blog con n tono di voce informale. Uno per il blog del cliente A, dove parli di test di laboratorio in modo professionale citando le norme ISO. Uno per il blog del cliente B, dove parli di consulenza fiscale in modo asciutto citando la gazzetta ufficiale.
Quello attivo è sempre visibile come chip colorato nell’interfaccia, così sai sempre con quale “personalità” stai facendo scrivere l’AI.

Ti faccio un esempio concreto perché secondo me la teoria conta poco se non vedi la differenza pratica.

Senza system prompt, se chiedi “scrivimi un articolo sui benefici del SEO per le piccole imprese”, ottieni qualcosa tipo: “Nel mondo digitale di oggi, il SEO rappresenta una delle leve più importanti per la crescita aziendale. Le piccole imprese possono trarre numerosi benefici dall’ottimizzazione per i motori di ricerca…”. Corretto. Inutilizzabile.

Con un system prompt configurato che dice all’AI di rivolgersi a piccoli imprenditori, di usare il “tu”, di evitare frasi fatte come “nel mondo digitale di oggi”, di partire sempre con un esempio concreto e di chiudere con una CTA verso una consulenza, ottieni qualcosa tipo: “L’altro giorno parlavo con Marco, che ha una pizzeria a Torino. Mi ha detto che non capisce perché il sito che ha pagato 2.000 euro non gli porti clienti. Aperto Google, cercato ‘pizzeria Torino’, risultato? Pagina tre. Ecco perché il SEO non è un lusso…”. Stesso modello, stesso prompt utente, mondo diverso.

La differenza non la fa l’AI. La fa il brief. E il brief, una volta che l’hai costruito bene, lavora per te ogni volta che generi un nuovo contenuto. È la classica differenza tra fare la fatica una volta e farla cento volte.

Per chi è (e per chi non è)

Wandly non è per tutti, e mi sembra giusto dirlo prima ancora che dopo.

Non è per chi cerca un editor. Se ami scrivere e vuoi un word processor con qualche funzione AI di supporto, ci sono strumenti pensati apposta. Wandly parte dal presupposto che tu non voglia stare in un editor, ma andare dall’idea alla pubblicazione nel modo più diretto possibile.

Non è per chi pensa di avere davanti un oracolo capace di leggere le tua intenzioni ed il tuo pensiero. Per arrivare ad avere dei contenuti di qualità che parlino nel modo giusto è necessario passare da una serie di test, fare un analisi e riprovare.

È invece pensato apposta per i freelance che producono contenuti per il proprio brand personale e vogliono mantenere una presenza editoriale costante senza che diventi un secondo lavoro. Configuri il system prompt una volta, e da lì in avanti pubblichi articoli che parlano con la tua voce in una frazione del tempo che ci avresti messo prima.

È pensato per chi vuole trasformare un idea in un articolo su WordPress. La pubblicazione diretta è integrata via REST API esclusivamente con WordPress. Il contenuto generato è HTML usando i blocchi di Gutenberg.

È pensato per le agenzie e i consulenti che gestiscono blog di più clienti. Multi-blog, multi-prompt, gestione centralizzata, system prompt dedicati per ogni cliente. Smetti di passare da un’interfaccia all’altra e centralizzi tutto in un cruscotto unico.

È pensato per gli sviluppatori e i team tecnici che vogliono un layer applicativo serio sopra un modello AI, senza dover costruirsi tutto da zero con n8n, Make, Zapier o codice custom. La parte “infrastrutturale” — webhook, autenticazione WordPress, gestione del contesto, rendering del canvas, persistenza dei prompt — è già risolta. Tu ci metti i contenuti.

Se ti riconosci in una di queste tre categorie, probabilmente Wandly ti farà risparmiare diverse ore alla settimana. Se non ti ci riconosci, meglio così: hai risparmiato dieci minuti di lettura e un click su un pulsante di contatto.


Stack tecnico in breve

Per chi è arrivato fin qui e vuole sapere come è fatta sotto il cofano, ecco i punti chiave senza troppi giri di parole.

  • Progressive Web App. Wandly è una PWA. Niente store, niente download, niente plugin da installare su WordPress. Apri il browser, ti autentichi, lavori.
  • Architettura disaccoppiata via API. Il front-end e il back-end di gestione dei dati comunicano esclusivamente attraverso una serie di API ben definite. Questo significa che la parte di interfaccia utente è completamente separata dalla logica applicativa, dalla persistenza e dall’orchestrazione delle chiamate verso i modelli AI. Il vantaggio pratico è duplice: da un lato il front-end resta leggero e reattivo, dall’altro l’evoluzione del prodotto può procedere su entrambi i fronti senza che un cambiamento da una parte rompa l’altra.
  • Modello LLM intercambiabile. La generazione dei contenuti si appoggia oggi su un modello LLM scelto per qualità e velocità in italiano. L’architettura è però pensata per essere agnostica rispetto al modello: nelle versioni successive l’utente potrà scegliere quale LLM utilizzare specificando anche il modello di riferimento, in modo da bilanciare costi, qualità e specializzazione in base al proprio caso d’uso.
  • Integrazione nativa con WordPress via REST API. La pubblicazione avviene tramite chiamate autenticate alle REST API standard di WordPress. Nessun plugin proprietario da installare sui siti, nessuna dipendenza che possa rompersi a un aggiornamento del core. Se WordPress aggiorna le sue API, Wandly continua a funzionare.
  • Multi-tenant per blog. Ogni utente può configurare più installazioni WordPress all’interno dello stesso account, ognuna con le proprie credenziali. Ogni system prompt salvato può essere associato a uno o più blog, garantendo coerenza editoriale automatica.
  • Allegati come contesto di prompt. Il sistema accetta PDF, DOCX, immagini, CSV, TXT e Markdown come materiale di contesto. Il file viene parsato e inserito nel prompt insieme alle istruzioni dell’utente.

Vuoi vederlo in azione?

Spiegare un prodotto del genere a parole è come spiegare una bicicletta a chi non l’ha mai vista: puoi farlo, ma dopo tre minuti su una bicicletta capisci più di quanto avresti capito leggendo cento pagine di descrizioni.

Per questo, se quello che hai letto fin qui ti ha incuriosito, scrivimi o contattami per organizzare una demo. Mezz’ora di call in cui ti faccio vedere Wandly all’opera con un caso reale — possibilmente il tuo.
Niente slide, niente discorsi commerciali. Solo il prodotto in funzione e tutto il tempo per le tue domande.

E se nel frattempo ti viene in mente qualcuno a cui questo articolo potrebbe servire — un collega freelance, un’agenzia con cui collabori, un cliente che si lamenta sempre della pagina bianca — condividilo. Per chi scrive contenuti di qualità, il passaparola tra professionisti vale più di qualsiasi campagna pubblicitaria.

.:: Maurizio Pelizzone

.:: Maurizio Pelizzone

Sono Maurizio Pelizzone, mi occupo di #wordpress per lavoro realizzando siti, temi e plugin personalizzati.
Quando serve faccio anche consulenza e formazione a distanza su WordPress, Woocommerce e Gutenberg

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *