Per un po’ di tempo ho studiato e messo alla prova Astro con qualche esperimento, e finalmente a fine ottobre i primi siti dei nostri clienti realizzati con questo strumento andranno online e anche il nuovo sito di Mavida arriverà presto con la stessa tecnologia.
In questo articolo ti racconto di Astro e WordPress, e di come convivono in casa nostra senza litigare.
Premessa: WordPress non è morto e non ho nessuna intenzione di abbandonarlo. Per i siti che non hanno bisogno di aggiornare i contenuti ogni giorno, però, oggi esiste un’alternativa molto competitiva, che dopo il go-live non richiede manutenzione.
Qui sotto puoi leggere come l’abbiamo preparata per la SEO e per i motori di risposta AI, e come si scrivono i contenuti con una piccola wiki di file Markdown. Troverai spunti utili sia se stai pensando di abbandonare WordPress per il tuo prossimo sito, sia se sei un freelance e devi decidere se offrirlo ai tuoi clienti.
Perché ho messo alla prova Astro
Per capire cosa usare tra Astro e WordPress si deve valutare ogni quanto cambiano i contenuti.
Il punto di partenza è una domanda che mi faccio da anni lavorando con WordPress: quanti dei siti che realizziamo hanno davvero bisogno di un pannello di amministrazione, di un database e di un parco plugin da tenere aggiornato? Per un sito vetrina, un portfolio o la presentazione di un’azienda la risposta, quasi sempre, è che i testi cambiano poche volte l’anno, e nel frattempo il sito si porta dietro la manutenzione di un sistema pensato per ben altro.
Così ho messo Astro e WordPress uno accanto all’altro e ho studiato Astro, un framework che prende i tuoi contenuti e, in fase di costruzione, li trasforma in pagine HTML già pronte. Per capirci con la cucina: WordPress prepara il piatto ogni volta che entra un cliente, componendo la pagina al momento con i dati del database, mentre Astro lo prepara prima e lo tiene pronto sul passe. Il visitatore riceve un file leggero, il server non deve calcolare nulla e di JavaScript ne viaggia pochissimo.
Dopo un periodo di studio e di test, tre progetti diversi hanno messo alla prova l’idea: il nuovo sito di Mavida, il sito di un’impresa edile e quello di un’agenzia che si occupa di consulenza e formazione sui social.

WordPress non è morto
Astro e WordPress non sono rivali: WordPress resta la scelta giusta per i siti con contenuti vivi, per i negozi e per tutto ciò che deve crescere nel tempo, e noi lo usiamo ogni giorno.
Lo dico forte perché ogni tanto in rete rispunta il funerale di WordPress, e io non ci credo. Continuiamo a sviluppare plugin su misura, a mantenere siti, a costruire negozi con WooCommerce e a scrivere articoli come questo su un blog che gira proprio con WordPress. Se vuoi un’idea del lavoro, trovi i miei plugin WordPress e le novità raccontate nell’articolo su WordPress 7.0.
Con Astro e WordPress ho smesso di cercare un vincitore e ho cominciato a chiedermi che lavoro deve fare il sito. Una redazione che pubblica ogni giorno, un negozio con ordini e giacenze, un sito con un’area riservata, un portale che cambia di continuo: lì servono un pannello, un database e un ecosistema di estensioni, e WordPress è difficile da battere. Per un sito di presentazione che si aggiorna un paio di volte l’anno, invece, tutta quella macchina è un peso che ti porti dietro senza usarlo.
| Che cosa ti serve | WordPress | Astro |
|---|---|---|
| Contenuti che cambiano spesso, scritti da più persone | Sì, ha un pannello pensato per questo | Possibile, ma si lavora sui file |
| Negozio online, iscrizioni, aree riservate | Sì, con WooCommerce e i plugin | No, servirebbero servizi esterni |
| Sito vetrina o presentazione aziendale | Va bene, con la sua manutenzione | Sì, pagine leggere e nulla da aggiornare |
| Landing page e portfolio | Va bene | Sì, ideale |
| Aggiornamenti dopo il go-live | Core, tema e plugin da tenere al passo | Quasi nessuno sul sito pubblicato |
| Chi scrive non conosce Markdown e Git | Nessun problema | Serve qualcuno che lo faccia al posto suo |
La tabella tra Astro e WordPress non è una sentenza: sono le indicazioni che uso io quando un cliente mi chiede un sito nuovo, e capita spesso che la risposta sia «WordPress, senza dubbi».
Dopo il go-live, niente da aggiornare
Con Astro e WordPress il dopo cambia: un sito statico non ha core, plugin e database da tenere aggiornati, e finito il go-live resta quasi nulla da fare.
Tra Astro e WordPress la differenza dopo il go-live si vede subito. Sul sito pubblicato ci sono solo file: pagine HTML, qualche immagine, un foglio di stile e uno script minuscolo. Niente core da aggiornare, niente plugin che diventano vulnerabili, niente tema che si rompe dopo un aggiornamento di PHP, niente database da difendere dalle iniezioni. Se hai gestito qualche sito WordPress sai quanto tempo si porta via il giro degli aggiornamenti: è la stessa ragione per cui ho costruito Fleet, per mantenere i siti degli altri.
Dopo il go-live restano il rinnovo del dominio e dell’hosting, e se un giorno vuoi cambiare un testo la modifica si fa in un file e si ripubblica, senza il giro degli aggiornamenti e senza la paura che un plugin si metta di traverso di domenica sera.
Per darti un numero e non solo un’impressione ho misurato con Lighthouse la home del nuovo sito Mavida nell’ambiente di prova: 100 su prestazioni, accessibilità e best practice, sia su computer sia su telefono, con il contenuto principale a schermo in 0,36 secondi su computer e 1,53 su telefono e circa 200 KB di peso totale. È una misura di laboratorio e non dice come andrà con i visitatori veri, ma dà un’idea di dove si parte.

Punteggi Lighthouse del sito con Astro
Computer
Prestazioni: 100
Accessibilità: 100
Best practice: 100
SEO: 69
LCP 0,36 s, CLS 0,001, 204 KB, 16 richieste
Telefono
Prestazioni: 100
Accessibilità: 100
Best practice: 100
SEO: 69
LCP 1,53 s, CLS 0,002, 206 KB, 17 richieste
Misure del 22 ottobre 2026, mediana di tre passate, home del sito in prova. La SEO è più bassa di proposito: lo stage è marcato noindex finché il sito non va online.
SEO e GEO senza plugin
Con Astro e WordPress la SEO tecnica si fa in modi diversi: su un sito statico si costruisce una volta nel codice, e noi ci abbiamo aggiunto anche la parte per i motori di risposta AI.
Anche la SEO tecnica cambia tra Astro e WordPress: con WordPress passa spesso da un plugin, mentre con Astro ogni elemento è una scelta esplicita nel codice, e la cosa mi piace perché non c’è niente di nascosto. Per ogni pagina escono title e description controllati, il canonical, i metadati per le anteprime sui social, una sitemap generata in automatico e un solo H1. I font sono ospitati sul sito stesso, senza richieste a servizi esterni, e il JavaScript che arriva al browser è quasi inesistente.
Poi c’è la parte che chiamiamo GEO, cioè farsi capire da chi risponde alle domande al posto di Google: assistenti e motori di risposta basati sull’AI. Ogni sito ha un file llms.txt che riassume chi sei e che cosa fai (dove c’è la wiki lo generiamo dagli stessi testi della pagina), un robots.txt che lascia entrare di proposito anche i crawler dei motori di risposta e i dati strutturati JSON-LD con i dati dell’azienda e dei servizi scritti sempre nello stesso modo, ovunque.
Per chi arriva da un vecchio sito la parte più delicata sono i redirect, e sul nuovo sito di Mavida li abbiamo trattati come dati. Siamo partiti da una scansione del vecchio sito WordPress, dai dati di Search Console e dalle pagine storiche recuperate dalla Wayback Machine, e ne è uscito un unico file con decine di redirect che uno script controlla (niente catene, niente cicli, nessuna destinazione inesistente) prima di trasformarlo nel file di configurazione del server. Il vecchio sito, a dire il vero, su titoli e descrizioni aveva margini di miglioramento.
Prima di pubblicare lanciamo anche uno script di audit sul sito costruito, che controlla un solo H1 per pagina, la lunghezza di title e description, il canonical, la lingua, gli alt delle immagini, la validità del JSON-LD, i link interni e la coerenza tra noindex e sitemap. L’ambiente di prova si protegge da solo con il noindex, ed è per questo che nei punteggi di prima la SEO di Lighthouse è più bassa. Promesse di posizionamento tra Astro e WordPress non ne faccio: un sito veloce e pulito parte bene, ma i risultati li fanno i contenuti, come sempre.
Una wiki di file Markdown
I contenuti vivono in file Markdown organizzati come una piccola wiki, e la build li monta in pagine solo se tutto è in ordine.
La domanda classica sui siti statici è: e chi scrive i testi? È il punto in cui Astro e WordPress sono più lontani, perché qui non c’è il pulsante «Aggiorna», e per questo abbiamo ragionato su un sistema che mi piace molto. Ogni pagina ha una cartella, e dentro ci sono un file _index.md con titolo SEO, descrizione e introduzione e un file per ogni sezione, numerato a passi di dieci, così puoi infilarne una in mezzo senza rinominare niente.
In testa a ogni file c’è il frontmatter, un blocchetto di campi, e Astro lo confronta con uno schema: il titolo SEO deve stare tra dieci e sessantacinque caratteri, la descrizione tra cinquanta e centosessantacinque, gli indirizzi devono avere una certa forma. Se sbagli, la build si ferma e ti dice in quale file e in quale campo. È come avere un correttore di bozze che non si stanca mai.

Dal file Markdown al sito statico
1. Scrivi
Un file .md per ogni sezione, in una cartella per pagina
2. Controlla
Lo schema verifica titolo SEO, descrizione, link e campi
3. Costruisci
astro build genera HTML, sitemap, llms.txt e dati strutturati
4. Pubblica
Prima su stage, poi in produzione, con verifica finale
Se manca un campo o un link è morto, la build si ferma e dice in quale file.
La parte che chiamo wiki sono i collegamenti tra le pagine, scritti con le doppie parentesi quadre: [[id-della-pagina]] viene risolto nell’indirizzo giusto, così se cambi un URL i link non si rompono. I dati dell’azienda, come telefono, email e orari, stanno in un unico file e si inseriscono nei testi con un segnaposto. Ci sono anche commenti riservati a chi scrive, che non finiscono mai sul sito, e una guida di poche pagine per chi redige.
Il risultato è che chi scrive non tocca il codice: apre un file di testo, cambia una frase e la build fa il resto. Su uno dei siti dei clienti, per esempio, gli stessi testi alimentano la pagina, il llms.txt, i dati strutturati e il catalogo dei servizi: cambi una frase e si aggiorna tutto, compreso il riassunto che leggono le AI.

Un solo testo, quattro uscite
servizi.md
Un solo file di testo, con titolo e frase di ogni servizio
Cambi una frase e si aggiornano quattro uscite:
La pagina del sito
il testo che leggono le persone
llms.txt
il riassunto per i motori di risposta AI
Dati strutturati
JSON-LD con ogni servizio descritto
Catalogo dei servizi
le voci con numero e titolo
Nel confronto tra Astro e WordPress va aggiunta la complessità del flusso di build, che gestiamo noi: visto che ormai l’AI fa parte del nostro flusso di lavoro e ci dà una mano sul codice e sui controlli, abbiamo preparato una skill che controlla ogni modifica e fa una rilettura prima di pubblicare (il deploy).
Dalla landing page al sito complesso
Il modo di usare Astro e WordPress cambia con la struttura del sito, dalla pagina singola al progetto con molte sezioni.
Senza entrare nel dettaglio dei singoli progetti, quello che abbiamo imparato con Astro e WordPress è che anche l’approccio con Astro cambia in base a quanto è grande e articolato il sito. Non esiste un solo modo di costruirlo, e la scelta si fa guardando la struttura:
- Una pagina singola, che può essere anche una landing page: basta un solo file di testo per i contenuti, il sito si costruisce in un attimo e resta quasi nulla da mantenere. È il caso in cui un sito statico dà il massimo con il minimo sforzo.
- Un sito di quattro pagine: una piccola wiki di file Markdown, una cartella per pagina, qualche regola comune per titoli e descrizioni e i dati che tornano ovunque, come telefono e indirizzo, scritti in un posto solo.
- Un sito con una struttura complessa: tante pagine, sezioni e servizi chiedono uno schema dei contenuti più rigoroso, controlli automatici su link e campi, redirect gestiti come dati e uno script di audit prima della pubblicazione.
Non ti faccio i nomi dei clienti perché non tutti i siti sono già online: quando lo saranno, se sono d’accordo, torno qui a raccontarli. Il filo comune è che ogni sito è un progetto piccolo e leggibile, che si può rileggere tra un anno senza dover ricostruire come funzionava, e che con Astro e WordPress possiamo scegliere lo strumento giusto per ogni lavoro.
Per il prossimo esperimento useremo WordPress in modalità headless, un altro modo di far lavorare insieme Astro e WordPress: i contenuti si scrivono nel pannello di WordPress, come sempre, e Astro li legge e costruisce il sito statico. Ci interessa per i siti con una struttura complessa in cui chi scrive i testi vuole restare nel suo editor, e quando avremo dei risultati ne parlerò in un nuovo articolo.
Lo strumento giusto per ogni progetto
Il vero valore di avere Astro e WordPress in casa è poter scegliere lo strumento giusto per ogni progetto, senza essere costretti a usare sempre lo stesso.
Quando un cliente mi chiede un sito non parto dalla tecnologia, parto da cinque domande semplici. Ogni quanto cambieranno i contenuti? Chi li scriverà? Servono un negozio, un’area riservata o altre funzioni che cambiano con l’uso? Quanto tempo si vuole dedicare alla manutenzione? E quanto conta la velocità, per chi visita il sito e per chi lo trova su Google?
- Contenuti vivi, più autori, funzioni in crescita: scegliamo WordPress, con il suo pannello e il suo ecosistema.
- Un sito di presentazione che cambia poco: scegliamo Astro, con pagine leggere, tempi di caricamento bassi e niente da aggiornare dopo la pubblicazione.
- Un progetto che parte semplice e potrebbe crescere: ne parliamo, e capita anche di usare i due strumenti insieme, ognuno dove rende meglio.
Per il cliente il vantaggio è concreto: paga lo strumento che serve al suo progetto, non quello che il fornitore sa usare. Per te che lavori come freelance è lo stesso ragionamento, ed è il motivo per cui avere due strade in tasca ti rende più credibile quando consigli.
Per chi è e come posso aiutarti
Se hai un sito di presentazione che cambia poco, o se sei un freelance che ne consegna ai clienti, conviene confrontarsi su Astro e WordPress prima di scegliere la tecnologia.
Se sei un’azienda, un professionista o un’associazione con un sito vetrina, una landing page o un portfolio, un sito statico ti dà pagine velocissime, poca superficie d’attacco e niente aggiornamenti da inseguire. Ti aiuto a capire, tra Astro e WordPress, quale fa per te: lo trovi tra i servizi di consulenza WordPress.
Se sei un freelance e un cliente ti chiede un sito che dopo la consegna non si deve rompere, possiamo lavorare insieme: ti racconto la struttura delle cartelle, lo schema dei contenuti, la checklist SEO e GEO e il flusso di pubblicazione, e posso affiancarti sul primo progetto. Per parlarne prenota una call: mezz’ora e un caffè virtuale, e capiamo se ti serve Astro e WordPress insieme o uno solo dei due.
Quando il sito sta in piedi da solo
Astro e WordPress hanno ciascuno il suo mestiere: io continuo a usarli entrambi e scelgo caso per caso.
Quello che mi porto a casa da Astro e WordPress è semplice: per i siti che cambiano poco, un sito statico costruito bene è veloce, sicuro e quasi dimenticabile, e la tua attenzione resta ai contenuti e al lavoro. Per tutto il resto WordPress fa benissimo il suo mestiere, e non ho nessuna fretta di cambiarlo.
Per approfondire Astro e WordPress parti dalla documentazione ufficiale di Astro e dalle Content Collections, che sono la base del sistema a wiki. Se ti occupi di manutenzione di siti ti torna utile anche l’articolo su Fleet, e nella categoria WordPress trovi il resto del lavoro di questi anni.
E tu, quale dei tuoi siti sta in piedi da solo e quale ti chiama ogni lunedì mattina? Raccontamelo nei commenti. Se conosci un freelance o un’azienda con un sito che cambia due volte l’anno, mandagli questo articolo, magari con un caffè: una call conoscitiva con me è mezz’ora ben spesa.
Domande frequenti su Astro e WordPress
Astro e WordPress: uno sostituisce l’altro?
No, sono strumenti con mestieri diversi. WordPress è pensato per contenuti che cambiano spesso, negozi e aree riservate. Astro produce siti statici, perfetti per vetrine, landing page e portfolio che si aggiornano poco. Noi li usiamo entrambi e scegliamo caso per caso.
Posso modificare i testi del sito da solo?
Con Astro e WordPress cambia il modo di scrivere. Se conosci Markdown e Git puoi farlo da solo: i testi sono file di testo organizzati in cartelle, e la build ti avvisa se sbagli un campo. Se preferisci non toccare niente di tecnico, la modifica la prepariamo noi e la pubblichiamo dopo la tua approvazione.
Quanto costa mantenere un sito con Astro?
Tra Astro e WordPress cambia soprattutto la manutenzione: sul sito pubblicato non ci sono core, plugin e database da aggiornare, quindi la manutenzione ordinaria quasi sparisce. Restano il dominio, l’hosting e il tempo per le modifiche ai contenuti. Non do cifre qui perché dipendono dal progetto: se vuoi un preventivo, prenota una call.
Come funziona il modulo di contatto in un sito statico?
Il modulo è un piccolo componente dedicato, che riceve i messaggi e te li inoltra via email, con le protezioni contro lo spam. Le pagine restano statiche e veloci, e il modulo funziona come ti aspetti.
Un sito statico va bene su un hosting condiviso?
Sì: tra Astro e WordPress è il primo il caso più comodo, perché bastano spazio per i file e un dominio, senza database né versioni di PHP da gestire. Noi pubblichiamo anche su hosting condivisi, e il sito resta leggerissimo.
Con Astro e WordPress il posizionamento cambia?
Non posso prometterti un vantaggio. Astro parte avvantaggiato su velocità e HTML pulito, e abbiamo curato sitemap, dati strutturati e llms.txt, ma il posizionamento dipende soprattutto da contenuti e autorevolezza. Tra Astro e WordPress, un sito WordPress ben configurato può andare benissimo.
Come si passa da un vecchio sito WordPress ad Astro senza perdere posizioni?
Si mappa ogni vecchio indirizzo verso quello nuovo con redirect controllati, si porta il contenuto che funziona, si prova tutto sull’ambiente di prova e dopo il go-live si tengono d’occhio gli errori 404 per alcune settimane.


