Ci siamo di nuovo. Avete presente quella sensazione di quando aprite un cassetto che non toccate da un anno e ci trovate dentro un mix di cavi recuperati da vecchi cellulari, penne che non scrivono più e un po’ di sensi di colpa? Ecco, il mio blog nell’ultimo anno è stato esattamente quel cassetto.
Ma alla fine anche la primavera è tornata e, con un tempismo che fa quasi paura (se penso che ne scrivevo già nel lontano 2006), ho sentito il bisogno di togliere un po’ di polvere.
Partiamo da dove ero fermato: l’esperimento della newsletter è stato un disastro. Mi ero lanciato con tantissimo entusiasmo, ma dopo averne scritte due mi sono reso conto che fare le cose bene è davvero complicato.
Ma non sono stato fermo. In questo anno di silenzio “editoriale”, il mio lavoro è cambiato profondamente. Claude Code è diventato il mio compagno di scrivania fisso e il mio modo di programmare è mutato radicalmente.
Ed è proprio di questo che voglio parlarvi, perché tutto questo sperimentare ha portato a qualcosa di concreto: sarò al WordCamp Torino 2026 con un workshop di due ore dedicato al futuro (presente) dello sviluppo.
Vibe Coding: molto più di un semplice “copia e incolla”
Se seguite il panorama tech negli ultimi mesi, avrete sicuramente sentito parlare di “Vibe Coding“. Per alcuni è un termine dispregiativo, per altri è la democratizzazione definitiva dello sviluppo software. Per me, è semplicemente il nuovo paradigma con cui dobbiamo fare i conti (e che dobbiamo imparare a dominare).

Ma cos’è davvero il Vibe Coding? Non si tratta di chiudere gli occhi, scrivere un prompt generico a un’AI e sperare che il codice funzioni per magia. Quello è “Hope Coding“, ed è il modo più veloce per creare debiti tecnici mostruosi. Il vero Vibe Coding è un flusso dove l’intento umano incontra la potenza generativa.
Nel mio workflow quotidiano, Claude non scrive il codice “al posto mio”, ma “con me”. Il cambiamento fondamentale sta nello spostare il focus dalla sintassi (le parentesi graffe, i punti e virgola) all’architettura e all’intento. Quando parlo di “Vibe“, intendo la capacità di trasmettere all’AI non solo cosa vogliamo ottenere, ma il contesto in cui quel codice deve vivere.
In quest’ultimo anno ho creato piccoli tool e prototipi (di cui forse un giorno vi scriverò) in tempi che prima sarebbero stati impensabili. Ma il segreto non è il “copia e incolla” . Il segreto è saper leggere quel codice, capire dove sta allucinando e, soprattutto, guidarlo verso gli standard corretti.
Se chiedi a un’AI di scrivere un plugin WordPress, te lo scriverà.
Ma sarà sicuro?
Sarà scalabile?
Rispetterà le Coding Standards ufficiali?
Spesso la risposta è no, a meno che tu non sappia come chiederlo e come correggere il tiro. È questo il gap che dobbiamo colmare: smettere di fare gli spettatori e diventare dei veri direttori d’orchestra dell’AI.
Il mio Workshop a WordCamp Torino 2026: “Vibe Coding fatto bene”
Tutto questo ci porta dritti a Torino. Sono davvero felice di annunciarvi che avrò uno spazio di due ore per un workshop pratico intitolato: “Vibe Coding fatto bene: come creare un plugin WordPress”.
L’idea nasce da una frustrazione comune: molti sviluppatori (o aspiranti tali) usano l’AI in modo superficiale, ottenendo risultati mediocri che poi non sanno come manutenere. Nel workshop ribalteremo questo approccio. Non vedremo solo come generare righe di codice, ma esploreremo un flusso di lavoro professionale da zero a cento.

Cosa faremo in quelle due ore?
- Un Metodo di Lavoro: La capacità di distinguere tra “generare codice a caso” e “guidare l’AI con competenza” (Prompt Engineering applicato al coding).
- Consapevolezza Tecnica: La comprensione di quali parti del lavoro delegare all’AI e quali richiedono necessariamente il controllo critico dell’uomo per evitare problemi di sicurezza o performance.
Ho già iniziato a preparare le slide e vi assicuro che l’obiettivo è la pura divulgazione pratica. Voglio che ogni partecipante esca dalla sala con la sensazione di aver acquisito un superpotere, ma con la consapevolezza tecnica necessaria per usarlo responsabilmente. Sarà un momento di immersione totale per trasformare il modo in cui concepiamo lo sviluppo.
Il futuro del Web: CMS, Cloudflare Emdash e Astro
Mentre io mi divertivo con Claude, il mondo fuori non è rimasto a guardare. Ho letto con molta attenzione le riflessioni di Joost de Valk (sì, il papà di Yoast SEO) nel suo articolo “Do you need a CMS?”. Joost solleva un punto fondamentale: per vent’anni avere un sito ha significato quasi automaticamente avere un CMS. Oggi, con le tecnologie serverless e i generatori di siti statici, quella non è più l’unica risposta.
E qui entra in gioco Cloudflare con Emdash . È una mossa incredibilmente audace: un CMS costruito su Astro, che gira interamente sulla rete edge di Cloudflare. È veloce, è sicuro per definizione perché i plugin girano in sandbox isolate, e strizza l’occhio a chi vuole prestazioni pure senza la pesantezza dei database tradizionali.

Sto sperimentando molto anche con Astro. La sua filosofia dei “componenti a isola” e la capacità di servire quasi zero JavaScript al client lo rendono perfetto per progetti dove la velocità è tutto. Mi chiedo spesso: dove si colloca WordPress in tutto questo?
WordPress rimane il re dell’ecosistema, della community e della facilità d’uso per l’utente finale, ma deve guardarsi le spalle e imparare da queste nuove architetture.
nota: Nel workshop a Torino toccheremo anche questo tasto: come rendere i nostri plugin “moderni” e pronti a convivere con un web che punta sempre alle performance estreme.
Gadget in 3D per il mio Workshop
Se mi conoscete, (o avete partecipato ad uno dei miei ultimi talk) sapete che preparo sempre delle cosine stampante in 3D.
Ecco, nonostante i mesi di silenzio sul blog, sappiate che gli estrusori hanno continuato a depositare filamento senza sosta e per il workshop di Torino ho già iniziato a stampare dei gadget esclusivi per i partecipanti. Non vi anticipo nulla, ma diciamo che sono “bellissimi“.
Sarà un piccolo ricordo tangibile di un workshop passata a parlare di WordPress e di intelligenza artificiale.
Tirando le somme
Ricominciare a scrivere è sempre un po’ come fare stretching dopo un lungo periodo di inattività: all’inizio fa un po’ male, ma poi ti senti meglio. Questo 2026 si prospetta un anno carico di cambiamenti e di sfide tecniche che non vedo l’ora di affrontare (e di raccontarvi).
Se siete nei paraggi di Torino per il WordCamp, passate a trovarmi al workshop! Saranno due ore intense, divertenti e, spero, davvero utili per il vostro lavoro quotidiano.
E voi? Come state affrontando l’arrivo dell’AI nel vostro workflow? Siete già passati al Vibe Coding o siete ancora scettici?
Se questo articolo vi è piaciuto o se pensate che possa interessare a qualcuno che sarà al WordCamp, condividetelo! Mi aiuterà a capire che vale la pena continuare a togliere polvere da questo blog più spesso.
Ci vediamo a Torino!


