Come scegliere un tema WordPress nel 2026: temi a blocchi, classici e criteri pratici

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nel 2009 e completamente riscritto a ottobre 2026: i commenti più vecchi si riferiscono alla versione originale.

Nel gennaio del 2009 la domanda che mi sentivo fare più spesso era «dove trovo un tema per WordPress?», e io rispondevo con generosità da collezionista: cinquanta link a raccolte di template, da Smashing Magazine a Noupe, con la promessa di farne uno degli elenchi più completi in circolazione. Oggi quasi tutti quei link portano a pagine sparite o a temi pensati per WordPress 2.7, e l’elenco ha il valore storico di un catalogo di telefoni cellulari con l’antenna estraibile.

Il problema, nel frattempo, si è ribaltato: di temi ce ne sono fin troppi, e la vera difficoltà non è trovarne uno ma scegliere quello giusto senza farsi incantare da una demo ben fotografata. Per questo, invece di un nuovo elenco, in questa versione ti propongo pochi criteri solidi: la differenza tra temi a blocchi e temi classici, il ruolo di theme.json, che cosa controllare su performance, accessibilità e aggiornamenti, e qualche considerazione sincera sui page builder.



Temi a blocchi, classici e ibridi

Un tema a blocchi è costruito interamente con blocchi: i template sono file HTML nelle cartelle templates/ e parts/, gli stili e le impostazioni stanno in theme.json e tutto si modifica dal Site Editor, senza scrivere codice. Un tema classico usa invece i template PHP che conosciamo dal 2005, come header.php e single.php, e si personalizza con il Customizer, i widget e i pannelli di opzioni del tema; in mezzo ci sono i temi ibridi, che il Theme Handbook definisce come temi classici che hanno adottato alcune funzionalità moderne, come le impostazioni e gli stili globali o le template part a blocchi.

Tabella di confronto tra tema classico e tema a blocchi: template PHP contro file HTML, Customizer contro Site Editor, style.css contro theme.json, punti di forza e aspetti da tenere d'occhio
Le differenze principali tra tema classico e tema a blocchi; i temi ibridi stanno a metà strada.

Il Full Site Editing, cioè la possibilità di modificare con i blocchi non solo i contenuti ma anche testata, piè di pagina e template, è ormai una realtà matura, e i temi predefiniti di WordPress sono a blocchi da diversi anni. Questo non significa che i temi classici siano morti: sono ancora pienamente supportati, hanno un ecosistema enorme e per molti progetti restano la scelta più pragmatica. Significa però che, se parti oggi da zero, la domanda «classico o a blocchi?» va posta in modo esplicito e non lasciata al caso.

theme.json, il cuore dei temi moderni

theme.json è il file in cui un tema dichiara le sue impostazioni e i suoi stili globali, cioè palette dei colori, tipografia, spaziature, layout e opzioni disponibili per ogni blocco, e la versione attuale dello schema è la 3, introdotta con WordPress 6.6. È il motivo per cui due temi a blocchi si comportano in modo coerente nell’editor: invece di inventarsi ognuno il proprio pannello di opzioni, parlano la stessa lingua.

{
	"$schema": "https://schemas.wp.org/trunk/theme.json",
	"version": 3,
	"settings": {
		"color": {
			"palette": [
				{ "slug": "primario", "color": "#1d2b4f", "name": "Primario" },
				{ "slug": "accento", "color": "#d97757", "name": "Accento" }
			]
		},
		"layout": { "contentSize": "720px", "wideSize": "1200px" }
	}
}

Le style variations sono versioni alternative di theme.json salvate nella cartella styles/, che permettono di cambiare l’aspetto del sito con un clic; quando ne scegli una, la selezione viene salvata nel database come personalizzazione, e i successivi aggiornamenti del tema non la sovrascrivono. Se vuoi creare un tema a blocchi tutto tuo, o un child theme, il plugin Create Block Theme, mantenuto da WordPress.org, ti permette di farlo partendo dal Site Editor e di esportare il risultato in un file zip.

Due esempi concreti: Twenty Twenty-Five e Blocksy

Twenty Twenty-Five è il tema predefinito arrivato con WordPress 6.7 ed è l’esempio più pulito di tema a blocchi: offre nove style variations, oltre settanta pattern, comprese pagine intere e landing page, e porta il tag accessibility ready nella directory ufficiale. Una curiosità che dice molto sull’evoluzione dei temi: WordPress 6.9 non ha avuto un nuovo tema predefinito, perché il team ha preferito lasciar maturare l’ecosistema dei temi a blocchi, e il prossimo, Twenty Twenty-Seven, è annunciato insieme a WordPress 7.2.

Blocksy, che uso su questo blog con un child theme, è invece un tema classico, molto curato e pienamente compatibile con l’editor a blocchi, con un plugin companion che aggiunge starter site, estensioni e blocchi propri; ne avevo parlato quando è uscita la versione 2.0 di Blocksy, e lo considero ancora un ottimo esempio di come un tema classico ben fatto possa convivere serenamente con Gutenberg. Nella stessa famiglia, se guardi la directory ufficiale, trovi nomi come Astra o Kadence, mentre tra i temi a blocchi di terze parti c’è per esempio Ollie.

Il tema giusto non è quello con la demo più bella, ma quello che fra tre anni sarà ancora aggiornato e che potrai abbandonare senza perdere i contenuti.

Cosa controllare prima di installare

Prima di installare un tema conviene verificare chi lo mantiene, quanto pesa sulle performance, quanto è accessibile e quanto ti lega a sé; sono quattro controlli che richiedono mezz’ora e che ti risparmiano mesi di rimpianti.

Aggiornamenti e manutenzione

La pagina di ogni tema su wordpress.org mostra la data dell’ultimo aggiornamento, le installazioni attive e le versioni minime di WordPress e PHP richieste: un tema fermo da molti mesi non è necessariamente abbandonato, ma è un segnale da approfondire leggendo il forum di supporto. Per i temi commerciali guarda il changelog pubblico e la frequenza dei rilasci, più che le recensioni entusiaste.

Performance misurate, non promesse

Non fidarti della demo, che gira su un server ottimizzato con contenuti scelti apposta: installa il tema su un sito di prova con contenuti realistici e misuralo con PageSpeed Insights, guardando i Core Web Vitals. Dal marzo 2024 l’interattività si misura con l’INP, che ha sostituito il FID, e le soglie considerate buone sono un LCP entro 2,5 secondi, un INP fino a 200 millisecondi e un CLS fino a 0,1.

Accessibilità

Il tag accessibility ready nella directory ufficiale indica che il tema ha superato una revisione specifica, che richiede tra le altre cose skip link, navigazione da tastiera, contrasto sufficiente, etichette nei moduli e intestazioni con una struttura sensata. Non sostituisce un test sul tuo sito, ma è un ottimo punto di partenza.

Page builder: sì o no?

Qui esprimo un’opinione, maturata su parecchi progetti: un page builder ha senso quando chi gestisce il sito deve costruire spesso layout complessi e non ha nessuno che lo aiuti, ma porta con sé un costo in peso delle pagine e soprattutto in dipendenza, perché il giorno in cui lo disattivi i contenuti si trasformano in una distesa di shortcode. Oggi l’editor a blocchi, i pattern e un buon tema coprono la gran parte delle esigenze, e la mia preferenza va a soluzioni che restano dentro gli strumenti nativi; se i tuoi contenuti hanno una struttura molto definita, come eventi o schede prodotto, valuta piuttosto i custom post type con template dedicati.

Tirando le somme

Scegliere un tema WordPress nel 2026 significa prima di tutto decidere tra tema a blocchi e tema classico, poi verificare manutenzione, performance e accessibilità con dati alla mano, e infine chiedersi quanto quel tema, o il page builder che si porta dietro, ti legherà a sé negli anni. Se vuoi approfondire, il Theme Handbook su developer.wordpress.org spiega bene le differenze tra i tipi di tema, la living reference di theme.json è il riferimento per gli stili globali e, per capire dove sta andando l’editor, ti consiglio l’articolo sulle novità di WordPress 7.0; altri spunti li trovi nella categoria WordPress.

Visto che l’articolo originale chiedeva le vostre segnalazioni per allungare l’elenco, questa volta ti chiedo l’opposto: raccontami nei commenti qual è l’unico tema che consiglieresti e perché, e condividi l’articolo con chi sta per comprare il terzo tema premium dell’anno. E se stai valutando un rifacimento e vuoi un parere prima di scegliere, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita o passare dai contatti.

Maurizio Pelizzone

Maurizio Pelizzone

Sono Maurizio Pelizzone, sviluppatore WordPress da oltre vent'anni e consulente di intelligenza artificiale a Torino, co-fondatore di Mavida. Realizzo plugin e integrazioni su misura per WordPress e WooCommerce, automazioni dei processi con n8n e agenti AI, e tengo corsi e workshop su Claude Code, prompt engineering e vibe coding, in presenza a Torino o da remoto. Sono speaker ai WordCamp e autore della guida gratuita in italiano a Claude Code; se vuoi parlarmi di un progetto puoi prenotare una call conoscitiva.

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