Il mio primo post su questo blog è del 26 maggio 2005, e da allora WordPress mi ha portato molti lavori e mi ha dato l’occasione di conoscere persone di grandissimo valore, che stimo molto e che in parecchi casi ho incontrato di persona ai WordCamp. Per questo scrivere di Matt Mullenweg con un tono critico non mi diverte per niente, ma ci sono momenti in cui tacere diventa più scomodo che parlare, e questo è uno di quelli.
In queste pagine ripercorro, senza scendere nel dettaglio di ogni singola cosa, le decisioni controverse degli ultimi due anni, dal caso WP Engine fino all’episodio più recente, quello in cui a un contributor storico è stato detto di andare a contribuire da un’altra parte. I fatti hanno la loro fonte e la loro data, le opinioni le firmo io, e il filo che li lega è uno solo: la community ha perso decine di persone competenti, e quello che si è costruito in quasi vent’anni si sta sgretolando molto in fretta.
Vent’anni di WordPress, visti da qui
Uso WordPress dal 2005 e gli voglio bene: la critica che segue nasce da lì, non da un’antipatia personale.
La storia di questo blog e quella di WordPress si intrecciano da molto tempo. Ho raccontato i miei primi vent’anni di WordPress quando il progetto ne faceva venti, e ancora quest’anno sono stato al WordCamp Torino, dove le persone che incontri sono la ragione per cui ci torni: sviluppatori, designer, traduttori, volontari che dedicano il loro tempo a un software che poi usano tutti, anche chi non sa chi l’ha scritto.
Perché la forza di WordPress, più del codice, è sempre stata la sua community: un progetto aperto dove contribuire è possibile e dove i contributor competenti, anno dopo anno, hanno costruito reputazione e fiducia. È la ragione per cui un CMS nato per fare blog è arrivato dove è arrivato, ed è anche la ragione per cui quello che sto per raccontare mi dispiace.
Una premessa di metodo: riporto fatti con data e fonte, scrivo come accuse le affermazioni delle parti in causa e dichiaro come mie le opinioni. Molte cronache vengono da testate come TechCrunch e WP Tavern, quelle più minute da The Repository, che dichiara tra i suoi sponsor sia WP Engine sia Pressable (che appartiene ad Automattic), e quando è stato possibile ho preferito i post ufficiali su wordpress.org. Qui sotto trovi la linea del tempo, che serve a orientarsi prima di entrare nei dettagli.

Dal 2024 a oggi: le tappe della vicenda
| Quando | Cosa è successo |
|---|---|
| 20-21 set 2024 | Keynote al WordCamp US e post «WP Engine is not WordPress» |
| 25 set 2024 | WP Engine bloccato da wordpress.org |
| 3 ott 2024 | 159 persone lasciano Automattic con l’Alignment Offer |
| 12 ott 2024 | ACF diventa «Secure Custom Fields» |
| 10 dic 2024 | Il tribunale impone di ripristinare l’accesso a WP Engine |
| 9 gen 2025 | Le ore di contribuzione di Automattic al core calano a 45 a settimana |
| 10 gen 2025 | JKPress: cinque account disattivati |
| 2 apr 2025 | Licenziato il 16% del personale Automattic |
| 29 mag 2025 | Automattic torna a contribuire al core |
| 7 mag 2026 | La collaborazione in tempo reale esce da WordPress 7.0 |
| 1 ago 2026 | Il team di accessibilità accusato di «aver esagerato» |
| 9-12 set 2026 | Mullenweg in congedo per circa 33 ore |
| 24 set 2026 | Tornano in gioco le accuse antitrust di WP Engine |
| 13 ott 2026 | Il caso Andrea Fercia sul ticket 50486 |
La guerra con WP Engine e l’inizio di tutto
Tutto parte a settembre 2024, quando Matt Mullenweg accusa WP Engine di guadagnare su WordPress senza restituire abbastanza.
Il 20 settembre 2024, sul palco del WordCamp US a Portland, Matt Mullenweg attacca WP Engine e il fondo Silver Lake che la controlla, accusandoli di trarre profitto da WordPress senza contribuire in proporzione, e invita il pubblico a «votare con il portafoglio». Il giorno dopo pubblica su wordpress.org il post «WP Engine is not WordPress», dove scrive che l’azienda è «a cancer to WordPress» e che, «unchecked, cancer will spread». L’esempio che porta è la scelta di WP Engine di disattivare per impostazione predefinita le revisioni dei contenuti. Sì, ha usato proprio quella parola, riferita a un’azienda i cui clienti sono agenzie e professionisti come tanti di noi.
Seguono le lettere degli avvocati. Il 23 settembre le diffide sono incrociate: nella lettera di Automattic compare la richiesta di una royalty dell’8% sul fatturato di WP Engine, da pagare in denaro o in ore di contribuzione, mentre WP Engine sostiene di aver subito pressioni e minacce. Sono affermazioni delle parti, non fatti accertati, e le riporto per quello che sono.
Il 25 settembre arriva il passo che ha fatto più rumore: WP Engine viene bloccata da wordpress.org, e i siti ospitati da lei smettono di ricevere gli aggiornamenti di plugin e temi dal repository ufficiale (TechCrunch). Un’infrastruttura che è un bene comune, usata da tutti, diventa così uno strumento di pressione in una contesa commerciale: a mio avviso è questo il punto in cui molti hanno smesso di fidarsi. Il blocco viene sospeso due giorni dopo, ma ormai il messaggio è arrivato.
Il 2 ottobre WP Engine fa causa ad Automattic e allo stesso Mullenweg, accusandoli tra l’altro di abuso di potere e tentata estorsione. Il 10 dicembre 2024 la giudice concede un’ingiunzione preliminare: wordpress.org deve ripristinare l’accesso, togliere la casella al login che domanda se si è affiliati con WP Engine e restituire l’accesso ad ACF nel repository (ne parlo nel prossimo paragrafo), e Automattic esegue (WP Tavern). La causa è ancora in corso, e più avanti ti racconto a che punto è.
ACF, checkbox e altre prove di forza
Nei giorni successivi arrivano due mosse che chi sviluppa plugin ricorda bene: una casella da spuntare al login e un plugin sottratto al suo autore.
Il 9 ottobre 2024, per accedere a wordpress.org bisognava spuntare una casella con scritto «I am not affiliated with WP Engine in any way, financially or otherwise», cioè non sono affiliato a WP Engine in nessun modo, né finanziario né di altro tipo. Un effetto collaterale curioso: le riunioni del team di accessibilità sono state sospese perché alcuni referenti non riuscivano più a fare il login (The Repository).
Il 12 ottobre è il turno di Advanced Custom Fields, uno dei plugin più amati da chi sviluppa su WordPress e di proprietà di WP Engine. Mullenweg invoca una regola delle linee guida dei plugin e, citando motivi di sicurezza, lo trasforma in «Secure Custom Fields», pubblicato con lo stesso slug, così che arrivi come semplice aggiornamento sui siti che usavano ACF (il post ufficiale e TechCrunch). Il team di ACF protesta ricordando che, in 21 anni, nessun plugin in sviluppo attivo era mai stato tolto al suo autore senza il suo consenso.
Sviluppo plugin da anni e la sensazione è precisa: se il repository ufficiale può cambiare autore a un plugin con un post sul blog, ogni sviluppatore, anche chi non ha mai avuto a che fare con WP Engine, si chiede se il prossimo sarà lui. A novembre è comparso anche un fork di ACF Pro, e nessuno si è stupito.
La grande fuga delle persone
Il conto più salato di questa storia è quello delle persone competenti che hanno lasciato il progetto, una dopo l’altra.
Il 3 ottobre 2024 Mullenweg offre ai dipendenti di Automattic che non condividono la sua linea 30.000 dollari o sei mesi di stipendio, se più alti, in cambio delle dimissioni e senza possibilità di essere riassunti (il suo post). Accettano in 159, l’8,4% del personale, e quasi quattro su cinque lavoravano nell’area Ecosystem, quella di WordPress (TechCrunch e WP Tavern). Il 17 ottobre, riporta ancora TechCrunch, arriva una seconda offerta su Slack: nove mesi di stipendio, ma con quattro ore di tempo per rispondere.
Nello stesso periodo lascia Josepha Haden Chomphosy, Executive Director del progetto WordPress, che sul suo blog scrive «This week marks my last as the Executive Director of the WordPress project» (qui). Seguono Naoko Takano, in Automattic da quattordici anni, e Reyes Martínez. Si ritirano i core committer Colin Stewart e Tonya Mork, Scott Kingsley Clark lascia e viene bannato quattro giorni dopo, escono Megan Rose dell’Incident Response Team e Andrey Savchenko, mentre Ryan McCue, il creatore della REST API, viene bannato da wordpress.org (The Repository). Stewart descrive un ambiente che opera «with a willingness to harm the community and thrive on a fear of speaking out».

I numeri della fuga, messi in fila
159
persone uscite da Automattic con l’Alignment Offer, l’8,4% del personale (ottobre 2024)
16%
del personale Automattic licenziato nell’aprile 2025
3.500+ → 45
ore settimanali di contribuzione di Automattic al core, prima e dopo il taglio
32
account di wordpress.org riattivati con il «Jubilee» di aprile 2025
33 ore
di congedo del CEO deciso dal board di Automattic, a settembre 2026
Dietro i numeri
ci sono persone con un nome, un ruolo e anni di lavoro volontario sul progetto.
Tra novembre e dicembre venti core committer e contributor firmano una lettera aperta anonima per chiedere una riforma della governance, e Joost de Valk, noto per aver creato Yoast SEO, chiede la fine della guida «BDFL», il dittatore benevolo a vita, sostenendo che non sia più benevolo (The Repository). L’8 e il 9 gennaio 2025 il referente del Sustainability Team si dimette e Mullenweg scioglie il team (The Repository).
Il 10 gennaio arriva il post «JKPress»: Mullenweg accusa de Valk e Karim Marucchi di preparare un fork di WordPress e disattiva i loro account su wordpress.org «to make this easy», insieme a quelli di Sé Reed, Morten Rand-Hendriksen e Heather Burns. De Valk risponde che nessuno di loro aveva parlato di fork. A febbraio, secondo The Repository, gli viene revocato anche l’ingresso al WordCamp Asia e Mullenweg lo definisce «persona non grata». Ad aprile Automattic licenzia il 16% del personale, e il 20 dello stesso mese il «Jubilee» dichiarato da Matt porta alla rimozione dei blocchi e alla riattivazione di 32 account: un gesto distensivo, arrivato però dopo mesi di fratture.
Un conteggio complessivo di chi se n’è andato non esiste e non lo invento, però possiamo dire che, tra dipendenti usciti con l’offerta e persone citate per nome dalle cronache, si parla di molto più di cento persone, con anni di esperienza accumulata sul progetto. Un sondaggio della WP Community Collective di agosto 2026, con 431 risposte e quindi non rappresentativo, dice che quasi tre su quattro si sentono peggio verso WordPress rispetto a due anni prima, anche se la maggior parte è rimasta (The Repository).
Le ore di contribuzione come arma
A gennaio 2025 Automattic taglia le ore dedicate al core di WordPress per eguagliare quelle di WP Engine, e il progetto si ritrova ostaggio della contesa.
Five for the Future è l’iniziativa con cui le aziende si impegnano a restituire a WordPress parte delle proprie risorse. Il 9 gennaio 2025 Automattic annuncia di ridurre i contributi sponsorizzati a 45 ore a settimana, cioè quanto dichiarava WP Engine, quando The Repository stimava in precedenza le ore a oltre 3.500 settimanali. Quando WP Engine scende a 20 ore, Automattic taglia di nuovo e arriva a 19. Le fonti divergono sul punto di partenza, perché altre testate parlano di circa 3.900 o 4.000 ore, ma il senso non cambia: il lavoro sul core viene usato come leva in una contesa commerciale.
Il 29 maggio 2025 Automattic comunica di tornare a lavorare «fully» su core, Gutenberg, Playground, Openverse e wordpress.org (l’annuncio). Meglio così, ma i mesi persi non tornano, e chi vive di WordPress ha imparato che le ore di sviluppo di un’azienda sponsor possono sparire con un post.
Nel frattempo la community cerca una via d’uscita. Il 6 giugno 2025 la Linux Foundation annuncia il FAIR Package Manager, un sistema decentralizzato per distribuire plugin e temi senza dipendere soltanto da wordpress.org. Il 26 febbraio 2026 de Valk e Marucchi lasciano il progetto, scrivendo che «you cannot build alternative infrastructure of this magnitude on goodwill alone», cioè che un’infrastruttura alternativa di queste dimensioni non si costruisce solo con la buona volontà (The Repository).
2026, l’anno dei colpi di testa
Il 2026 poteva essere l’anno della ricostruzione, e invece tra attacchi, funzioni tolte e un congedo da CEO è stato quello delle uscite a sorpresa.
A marzo, quando WP Engine acquisisce WPackagist, l’account X ufficiale di WordPress, che secondo The Repository è gestito personalmente da Mullenweg, scrive «The parasite continues to eat the host. The cancer is trying to spread» (qui). Ad aprile, in un canale riservato ai committer, Matt continua con i suoi messaggi parlando di una cultura dei rilasci che produce «boring or mediocre crap» e si dice «very sad at the state we’ve gotten ourselves in» (The Repository).
Il 7 maggio ritira dalla versione 7.0 la collaborazione in tempo reale, una funzione attesa da tempo (di cui parlavo nell’articolo su WordPress 7.0), e ne attribuisce in parte la colpa alla causa, tra «lawfare and depositions» (l’annuncio). Il 1° agosto, sotto un post sul lavoro del team di accessibilità, scrive che l’iniziativa è «permanently delayed» e che il team ha «overstepped its authority, usefulness, and charter»; Ryan Boren, ex lead developer, risponde che «BDFL is not governance» (The Repository).
A settembre il board di Automattic lo mette in congedo e nomina CEO ad interim il CFO Mark Davies, ma dopo circa 33 ore Mullenweg riprende il comando (TechCrunch). Secondo Fortune seguono dimissioni di consiglieri e il licenziamento dello stesso Davies e del capo dell’ufficio legale, e il motivo del congedo non è mai stato spiegato pubblicamente.
In tribunale, intanto, il 24 settembre la giudice ha cambiato la propria decisione precedente e ritenuto di nuovo percorribili le accuse antitrust di WP Engine, mentre l’accusa di estorsione resta fuori (The Repository). Il processo con giuria è fissato al 19 ottobre 2027, anche se le date indicate in passato non coincidono. Sono accuse e procedimenti in corso: non c’è ancora una sentenza definitiva, e nessuna condanna da dare per scontata.
Matt Mullenweg e il caso Andrea Fercia
A metà ottobre 2026 Matt Mullenweg scrive a un core committer italiano, specialista di accessibilità, che può contribuire da un’altra parte: è l’episodio che chiude, per ora, questa cronologia.
Andrea Fercia è uno specialista di accessibilità di Roma, committer di WordPress dal 2015 e permanente dal 2016, con contributi a 33 rilasci, come si legge sul suo profilo su wordpress.org.
Il ticket #50486, aperto nel 2020, riguarda l’accessibilità degli avvisi nella bacheca. Nel suo primo commento sul ticket, Matt Mullenweg scrive: «Please revert all of this. @afercia you no longer hold any WordPress.org positions or titles or authority, and are invited to contribute your talents to another project». In italiano: annulla tutto questo, non hai più alcun ruolo, titolo o autorità su wordpress.org e sei invitato a mettere i tuoi talenti al servizio di un altro progetto. Il commento, che ho riletto sul ticket, non contiene nessuna spiegazione, e l’episodio è stato raccontato anche da The Repository.

La frase di Matt Mullenweg ad Andrea Fercia
Please revert all of this. @afercia you no longer hold any WordPress.org positions or titles or authority, and are invited to contribute your talents to another project.
Matt Mullenweg, commento al ticket Trac #50486 su wordpress.org, ottobre 2026
In italiano (traduzione mia): annulla tutto questo, non hai più alcun ruolo, titolo o autorità su wordpress.org e sei invitato a mettere i tuoi talenti al servizio di un altro progetto.
Per essere precisi, il contesto c’è. Le modifiche sull’accessibilità degli avvisi erano state inserite nel codice una decina di giorni prima, a firma di Joe Dolson e con Fercia tra i contributor citati, e altri committer avevano segnalato un difetto: il numero di avvisi aggiunto al titolo delle pagine ne contava anche di inesistenti. Il revert è arrivato circa diciannove ore dopo il commento di Mullenweg, per mano dello stesso Dolson, con una motivazione tecnica che parla di modifica prematura e non cita Fercia.
Su questo non ho nulla da dire: un revert capita. Quello che contesto è il resto, cioè togliere ruoli, titoli e autorità a chi aveva proposto quel lavoro e farlo con un invito ad andare altrove.
Sullo stesso ticket Mullenweg è tornato più tardi per chiedere a chi avesse disattivato l’account di Fercia di annullare l’operazione: «That wasn’t what I asked for and isn’t needed», cioè non è quello che avevo chiesto e non serve. Su Slack, secondo The Repository, ha detto che il blocco «was not supposed to happen», aggiungendo però di essere «just no longer interested in his contributions». Fercia, sempre secondo The Repository, ha preferito non commentare.
Le reazioni non sono mancate. Jeff Chandler ha scritto che «WordPress Accessibility took a major hit today», e Darrell Hilliker, di Blind Access Journal, ha indirizzato a Mullenweg una lettera aperta sull’accessibilità in WordPress. Questa è la mia opinione, e la dico senza giri di parole: in un progetto open source nessuno ha il diritto di liquidare così chi gli ha dedicato dieci anni di lavoro, tanto meno su un tema come l’accessibilità, cioè ciò che permette alle persone con disabilità di usare il web. Se ti dicono di andare a contribuire altrove, le altre parti esistono, e le persone come Fercia le trovano in fretta.
Un passo indietro, a piedi nudi
Dico quello che penso: oggi dovrebbe essere Matt Mullenweg a fare un passo indietro e a prendersi un bel periodo di vacanza.
Me lo immagino, la spiaggia, il telefono lasciato in valigia, i piedi nudi nella sabbia e il tempo per ripensare con calma a quello che sta facendo, che io oggi considero un suicidio assistito. Lo dico con un sorriso amaro e senza cattiveria, perché la scena mi serve per dire una cosa seria: quello che WordPress si è costruito in quasi vent’anni, la fiducia di agenzie, freelance, sviluppatori e volontari, si sta sgretolando molto velocemente, e a dargli la spinta non è un concorrente ma chi dovrebbe custodirlo.
Il tempismo è la parte che mi fa più rabbia. Viviamo un periodo di cambiamenti enormi, con l’AI che riscrive il modo di fare siti, plugin e contenuti (se ti interessa, lo racconto anche nell’articolo su WordPress 7.0 e la sua AI nativa), e WordPress avrebbe bisogno di tutte le sue energie e di tutte le sue teste migliori per giocarsela. Avere chi crea problemi dall’interno, mentre fuori il mercato corre, è un vero peccato.
Non sono tra quelli che annunciano la fine di WordPress: lo uso ogni giorno e continuerò a farlo, perché è un software libero che nessuno può portare via e perché una community, per fortuna, c’è ancora. Ma una community non è un’infrastruttura che si accende e si spegne, è fatta di persone che scelgono di restare, e vederne andare via tante, e così competenti, è un conto che prima o poi qualcuno dovrà pagare.
Prima che la community si spacchi
Spero in tempi migliori, ma se le cose non cambiano velocemente è possibile che vedremo la community spaccarsi in modo definitivo.
Il filo che lega tutto è questo: una community open source vive di persone che scelgono di restare, e ogni volta che chi guida il progetto trasforma un disaccordo in un blocco, una disattivazione o un invito ad andare altrove, qualcuno decide di non restare. Ho elencato i nomi che compaiono nelle cronache, ma chi se n’è andato in silenzio, senza lettere aperte e senza post, non compare da nessuna parte.
Non so come andrà a finire. Spero che Matt Mullenweg riprenda in mano la situazione con la lucidità di chi sa fare un passo indietro, e che WordPress torni a essere un posto dove si discute dei commit e non degli account. Ma se le cose non cambiano velocemente, è possibile che vedremo la community spaccarsi in modo definitivo, e a quel punto non basteranno più le vacanze.
Per approfondire parti dalle cronache di TechCrunch e di The Repository, leggi la lettera aperta sull’accessibilità e il progetto FAIR. Nella categoria WordPress trovi il resto del lavoro di questi anni, e se hai dei siti WordPress e ti chiedi se preoccuparti, una call conoscitiva con me è mezz’ora ben spesa.
E tu, come la vedi? Contribuisci ancora al progetto o hai tirato i remi in barca? Raccontamelo nei commenti, e se hai un collega convinto che nel mondo WordPress vada tutto bene, mandagli questo articolo, magari con un caffè.
Domande frequenti su Matt Mullenweg
Chi è Matt Mullenweg?
Matt Mullenweg è il co-fondatore di WordPress, insieme a Mike Little, nel 2003, e il fondatore e CEO di Automattic, l’azienda che sta dietro a wordpress.com e a WooCommerce. Ha sempre avuto un ruolo guida nel progetto, quello che molti chiamano «dittatore benevolo a vita».
Cosa è successo tra Matt Mullenweg e WP Engine?
A settembre 2024 Matt Mullenweg ha accusato WP Engine di guadagnare su WordPress senza restituire abbastanza e l’ha bloccata dall’accesso a wordpress.org. WP Engine ha fatto causa ad Automattic e a Mullenweg; una giudice ha ordinato di ripristinare l’accesso. La causa è ancora in corso e le accuse di entrambe le parti non sono state accertate.
WordPress è a rischio? Devo cambiare CMS?
No, non c’è un motivo per cambiare CMS solo per questa vicenda. WordPress è software libero con licenza GPL, i siti continuano a funzionare e ricevere aggiornamenti. Conviene però seguire gli sviluppi, tenere i plugin aggiornati e valutare con calma gli strumenti più adatti a ogni progetto.
Cos’è FAIR?
FAIR è un progetto della Linux Foundation, annunciato il 6 giugno 2025, per distribuire plugin e temi con un sistema decentralizzato, senza dipendere soltanto da wordpress.org. È nato come reazione al caso WP Engine, e a febbraio 2026 due dei suoi promotori hanno lasciato il progetto.
Cosa è successo con Andrea Fercia?
A metà ottobre 2026 Matt Mullenweg ha scritto sul ticket Trac 50486 che Andrea Fercia, core committer e specialista di accessibilità, non aveva più alcun ruolo su wordpress.org e poteva contribuire a un altro progetto. Più tardi ha chiesto di annullare il blocco dell’account, che non era quello che voleva, ma su Slack ha ribadito di non essere più interessato ai suoi contributi. Il revert delle modifiche aveva una motivazione tecnica, ma resta la frase rivolta a Fercia.
A che punto è la causa tra WP Engine e Automattic?
Al 25 ottobre 2026, per quanto ho trovato, il tribunale ha riammesso le accuse antitrust di WP Engine il 24 settembre, mentre l’accusa di estorsione resta respinta. Il processo con giuria è fissato al 19 ottobre 2027, anche se le date indicate in passato non coincidono.
Articolo scritto il 22 ottobre 2026 e ricontrollato il 25 ottobre con le fonti disponibili a quella data. La vicenda è in corso, compresa la causa tra WP Engine e Automattic: se ci saranno novità, aggiornerò questa pagina.


