Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nel 2010 e completamente riscritto a ottobre 2026: i commenti più vecchi si riferiscono alla versione originale.
Nel settembre del 2010 avevo annunciato con una certa solennità di aver iniziato a studiare Google Analytics per ottenere la certificazione, partendo da un assunto che sottoscrivo ancora oggi, cioè che imparare a misurare è il primo passo per migliorare, e avevo condiviso una manciata di link presi dai miei segnalibri: il blog ufficiale, il canale YouTube, un’estensione di Chrome per il debug, un plugin per Firefox che accorciava gli URL con i parametri di campagna e il plugin per WordPress che allora consideravo «il plugin per le statistiche». Quasi tutti quei link oggi portano altrove o da nessuna parte, e lo stesso Universal Analytics, lo strumento che stavo studiando, ha smesso di elaborare dati nel luglio del 2023.
Nel frattempo misurare un sito è diventato allo stesso tempo più semplice e più complicato: più semplice perché gli strumenti sono gratuiti e ricchissimi, più complicato perché tra consensi, privacy e risposte generate dall’intelligenza artificiale non basta più guardare il numero delle visite per capire che cosa sta succedendo. In questo articolo ti racconto come lo farei oggi, con GA4, Search Console, un’alternativa rispettosa della privacy e qualche trucco per riconoscere chi arriva da ChatGPT, Perplexity, Copilot e Gemini.
GA4: tutto è un evento
Google Analytics 4 misura il sito come una sequenza di eventi, non più come una collezione di pagine viste e sessioni: anche la visualizzazione di una pagina è un evento, al pari di un clic su un pulsante, di un download o dell’invio di un modulo. Questo cambio di prospettiva, che nel 2023 ha mandato in crisi parecchi colleghi abituati ai vecchi report, è in realtà un vantaggio, perché ti costringe a chiederti quali azioni contano davvero per il tuo progetto e a trasformarle in eventi chiave da monitorare.
Per un sito WordPress il percorso più semplice è collegare GA4 con un plugin affidabile oppure con Google Tag Manager, definire tre o quattro eventi che corrispondono a obiettivi reali (una richiesta di contatto, una prenotazione, un acquisto, l’iscrizione a una newsletter) e ignorare per qualche settimana tutto il resto. In Europa, poi, il tracciamento va coordinato con il banner dei consensi, e il numero di utenti che vedrai sarà quasi sempre inferiore a quello reale: non è un errore, è il prezzo di misurare nel rispetto delle scelte di chi visita il sito, e conviene metterlo in conto prima di trarre conclusioni.
Search Console: tutto quello che succede prima del clic
Search Console è la fonte di verità per le prestazioni del sito nella ricerca di Google, mentre GA4 racconta che cosa fanno le persone dopo essere arrivate: i due strumenti misurano cose diverse, clic da una parte e sessioni dall’altra, e i loro numeri non coincideranno mai, per cui quello che conta è che i trend abbiano la stessa forma. Nel report Prestazioni trovi impressioni, clic, CTR e posizione media per query, pagine, paesi e dispositivi, e negli ultimi due anni si sono aggiunte funzioni molto comode come le annotazioni, il filtro fra ricerche con e senza il nome del brand e le viste settimanali e mensili.
La novità più interessante per chi si occupa di contenuti è il report dedicato alle prestazioni nelle funzionalità di AI generativa, annunciato a giugno 2026 e disponibile per tutti i siti dal 31 agosto 2026: mostra le impressioni ottenute dalle tue pagine negli AI Overviews, in AI Mode e in Discover, con il dettaglio per pagina, paese e periodo. Ricorda però due cose: il report parla di impressioni, non di clic, e i clic che arrivano dalle risposte AI di Google sono già conteggiati nel report Prestazioni insieme a quelli della ricerca web tradizionale.
Search Console ti dice quante volte sei stato visto, Analytics che cosa è successo dopo: guardarne uno solo è come leggere metà di un giallo e pretendere di conoscere l’assassino.
Le alternative rispettose della privacy
Se non vuoi dipendere da Google, o se il tuo sito ha esigenze di privacy più stringenti, esistono alternative valide che rinunciano a una parte delle funzioni in cambio di semplicità e di un rapporto più pulito con i dati dei visitatori. Su questo blog, per esempio, uso WP Statistics, un plugin che su wordpress.org conta oltre 500.000 installazioni attive, non usa cookie, conserva i dati sul tuo server e anonimizza gli indirizzi IP con un hash che cambia ogni giorno; tra i suoi report ci sono anche i referrer, i motori di ricerca, i social e le categorie di sorgente, che bastano e avanzano per un blog personale.
Fuori da WordPress le alternative più citate sono Matomo, che puoi installare sul tuo server e configurare anche senza cookie, e servizi come Plausible, nati con l’obiettivo di essere essenziali e privi di identificatori persistenti. Prima di scegliere, però, fai due verifiche: che lo strumento misuri gli eventi che ti interessano davvero e che la configurazione sia stata valutata da chi si occupa della privacy della tua azienda, perché «cookieless» non significa automaticamente «senza obblighi».
Riconoscere il traffico da ChatGPT, Perplexity, Copilot e Gemini
Il traffico che arriva dagli assistenti AI si riconosce dal referrer, cioè dal dominio da cui proviene il visitatore, e oggi GA4 lo raggruppa già in un canale predefinito chiamato AI Assistant, che secondo la documentazione di Google comprende sorgenti come ChatGPT, Gemini, Deepseek, Copilot e Grok ed esclude gli AI Overviews e AI Mode, che restano nella ricerca organica. A questo si aggiunge un aiuto da parte di OpenAI, che secondo le FAQ per i publisher aggiunge automaticamente il parametro utm_source=chatgpt.com ai link che ChatGPT mostra nelle risposte.

Il canale predefinito, però, non copre necessariamente tutti gli assistenti che ti interessano, per cui conviene creare un gruppo di canali personalizzato con una regola sulla sorgente, posizionato prima del canale Referral in modo che venga valutato per primo. Una condizione «Sorgente corrisponde all’espressione regolare» come questa è un buon punto di partenza, da aggiornare quando compaiono nuovi servizi:
(.*\.)?(chatgpt\.com|chat\.openai\.com|perplexity\.ai|copilot\.microsoft\.com|gemini\.google\.com|claude\.ai)Con WP Statistics o con qualsiasi altro strumento il principio è lo stesso: apri il report dei referrer, filtra per questi domini e osserva quali pagine ricevono visite, perché di solito sono quelle che rispondono in modo chiaro e completo a una domanda precisa. Tieni conto, infine, di un limite strutturale: non tutte le app e non tutti i browser trasmettono il referrer, per cui una parte delle visite che nascono da una conversazione con un assistente finisce inevitabilmente nel traffico diretto, e un aumento inspiegabile del diretto sulle pagine più informative può essere un indizio indiretto da non sottovalutare.
Un cruscotto minimo da guardare ogni mese
Non serve entrare negli strumenti ogni giorno: Google stesso suggerisce un controllo mensile e uno dopo ogni modifica importante al sito, e Search Console ti avvisa via email quando compare un problema nuovo. Quello che serve è una routine breve e sempre uguale, così da accorgersi dei cambiamenti senza farsi ipnotizzare dai grafici.
- Clic e impressioni da Search Console, confrontati con il mese precedente e con lo stesso mese dell’anno prima.
- Impressioni nel report sulle funzionalità di AI generativa, per capire quali pagine compaiono nelle risposte di Google.
- Sessioni per canale in GA4 o nel tuo strumento alternativo, con un occhio particolare al canale AI Assistant e al traffico diretto.
- Eventi chiave e conversioni, perché le visite senza risultati sono solo vanità.
- Le pagine che crescono e quelle che calano di più, da cui nascono quasi sempre le idee per i prossimi aggiornamenti.
Se la routine ti sembra noiosa puoi automatizzarla: le API di Search Console e di GA4 si prestano benissimo a un report mensile generato da un flusso su n8n, come quelli di cui parlo nella categoria automazione, magari con un riassunto scritto da un modello linguistico che ti segnala solo le variazioni degne di nota.
Tirando le somme
Sedici anni dopo quell’elenco di segnalibri l’assunto di partenza resta valido, perché misurare serve ancora a migliorare, ma la mappa è cambiata: GA4 ragiona per eventi, Search Console ti mostra anche la tua presenza nelle risposte generate da Google, le alternative rispettose della privacy sono mature e il traffico che arriva dagli assistenti AI, pur essendo spesso piccolo nei numeri, è una spia preziosa di quali contenuti vengono considerati affidabili. Il segreto, come sempre, è guardare pochi indicatori con regolarità invece di molti indicatori una volta all’anno.
Se vuoi approfondire ti consiglio di leggere la documentazione ufficiale sul gruppo di canali predefinito di GA4 e la guida di Google al debug dei cali di traffico, e di dare un’occhiata agli altri articoli riscritti in questi giorni, come quello sul WordPress multilingua, dove la misurazione per lingua è parte del progetto, o quello sulle email degli esperti SEO, che promettono numeri che nessuno strumento potrà mai confermare. Raccontami nei commenti quali strumenti usi e se hai già visto arrivare visite da ChatGPT o Perplexity, e condividi l’articolo con chi guarda ancora soltanto il contatore delle visite. Se invece vuoi una mano a impostare la misurazione del tuo sito, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita o passare dai contatti.



Articolo interessante, visto che anche io cerco di dilettarmi a capire l’analisi del traffico di tutti i miei siti…Poi Google Analytics è fatto davvero bene e offre gratuitamente strumenti davvero interessanti, anche se ho letto che altri programmi a pagamento riescono a fare altrettante cose interessanti! ^_^
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