Giochi arcade: 10 coin-op da giocare sul divano

Dieci giochi arcade degli anni Ottanta e Novanta, da The King of Dragons a Out Run, da giocare sul divano con RetroArch e il pad della PS4: per ognuno anno, produttore, numero di giocatori e una schermata.

Da quando in salotto è arrivato il Google TV Streamer, sulla TV c’è anche RetroArch, e l’altra sera mi sono messo a preparare una piccola collezione di giochi arcade, i vecchi coin-op delle sale giochi degli anni Ottanta e dei primi Novanta, per giocare comodamente seduto sul divano insieme a mio figlio. Voglio fargli scoprire i giochi con cui sono cresciuto io, con il pad della PS4 in mano e senza l’ansia delle monete che erano sempre troppo poche.

In questo articolo trovi alcuni giochi arcade che ho scelto per cominciare, ognuno con una piccola scheda (anno, produttore, genere e numero di giocatori), una schermata per farti tornare in mente tanti momenti felici e due righe su cosa lo rendeva speciale.



Perché i coin-op e non la PlayStation

Partite brevi, due tasti e nessuna spiegazione: i giochi arcade erano fatti per essere capiti in pochi secondi da chiunque passasse davanti al cabinato.

Un coin-op doveva convincerti a infilare la moneta mentre guardavi giocare qualcun altro, quindi tutto era pensato per essere immediato: un joystick, uno o due pulsanti, nessun menu, nessun tutorial. Si capisce cosa fare guardando lo schermo per dieci secondi, ed è esattamente quello che serve a un bambino di cinque anni, che di pazienza per le spiegazioni ne ha pochissima.

Rispetto ai giochi per tablet e console, poi, non ci sono pubblicità né acquisti dentro l’app. Una partita comincia e finisce, e quando finisce si spegne. In sala giochi la fine arrivava presto, perché i giochi arcade erano tarati per farti perdere e farti mettere un’altra moneta; con l’emulatore invece i crediti sono infiniti e con un po’ di pazienza si arriva anche alla fine.

Molti di questi giochi si giocano in due contemporaneamente, e a cinque anni giocare con il papà è molto più interessante che giocare da soli. Almeno, questa è la mia speranza: le prove cominceranno presto.

Come li ho preparati sulla Google TV

RetroArch dal Play Store, il core FinalBurn Neo per i giochi da sala e le ROM copiate sul box: sulla TV i giochi arcade partono dal divano con il pad della PS4.

La parte tecnica l’ho raccontata nell’articolo sul Google TV Streamer: RetroArch si installa dal Play Store e include già il core FinalBurn Neo, l’emulatore che fa girare la maggior parte dei cabinati di Capcom, Sega, Taito e compagnia.

Non ho messo i link a siti di ROM, ma se sai cercare non è difficile.

Spade, draghi e barbari

Tre giochi arcade fantasy in cui si attraversano foreste e castelli a colpi di spada: il genere che in sala giochi raccoglieva più spettatori alle spalle di chi giocava.

The King of Dragons

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1991CapcomPicchiaduro a scorrimentoFino a 3, insieme

Un picchiaduro a scorrimento fantasy in cui scegli fra cinque eroi, guerriero, elfo, mago, chierico e nano, e attraversi livelli pieni di orchi, scheletri e mostri fino al drago del titolo. Rispetto ai picchiaduro dell’epoca aveva un’idea in più presa dai giochi di ruolo: i personaggi salgono di livello e trovano armi e armature migliori. Si gioca fino a tre insieme, e con colori e animazioni da cartone animato è il candidato perfetto per la prima partita a due.

Golden Axe

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1989SegaPicchiaduro a scorrimento2, insieme

Il barbaro Ax Battler, l’amazzone Tyris Flare e il nano Gilius Thunderhead contro il malvagio Death Adder. Golden Axe è uno dei giochi arcade che chiunque abbia frequentato una sala giochi ricorda: si picchia con la spada, si cavalcano le bestie rubate ai nemici e si prendono a calci i piccoli ladri che scappano con i sacchi pieni di pozioni magiche. Sono proprio i ladretti, secondo me, che faranno ridere di più un bambino.

Rastan

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1987TaitoPlatform e picchiaduro2, a turno

In Giappone si chiamava Rastan Saga: un barbaro con la spada che salta fra rocce, funi e fiumi di lava, con un’aria da film di Conan. Rispetto agli altri due è più platform che picchiaduro, e si gioca in due, ma a turno. È anche il più difficile dei tre: lo tengo per il giorno in cui il salto con la spada sarà diventato automatico.

Astronavi, aerei e mirini

Gli sparatutto erano la metà della sala giochi: tre modi diversi di sparare, con un mirino, dall’alto e di lato.

Cabal

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1988TAD CorporationSparatutto con mirino2, insieme

Cabal ha un’impostazione che non assomiglia a nessuno degli altri giochi arcade della lista: il soldato è in basso, visto di spalle, e con il joystick muovi sia lui sia il mirino sullo schermo. Lo scenario si distrugge un pezzo alla volta, case, muri e torri di guardia, e per schivare i colpi si fa una capriola. Era uscito anche in una versione con la trackball, che in sala giochi faceva la sua figura. Fra i dieci è quello con il tema più bellico: se ti preoccupa, lascialo per ultimo.

Raiden

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1990Seibu KaihatsuSparatutto a scorrimento verticale2, insieme

Il classico sparatutto verticale: un caccia rosso, i potenziamenti colorati da raccogliere (il rosso allarga i colpi, il blu diventa un laser) e le bombe per ripulire lo schermo quando le cose si mettono male. Sulla TV lo schermo è verticale, quindi resta stretto al centro con due bande nere ai lati: sembra strano, ma è la forma del monitor del cabinato originale.

R-Type

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1987IremSparatutto a scorrimento orizzontale2, a turno

Lo sparatutto orizzontale per eccellenza, con l’astronave R-9 e la Force, la sfera che si aggancia davanti o dietro e assorbe i colpi. Tenendo premuto il tasto si carica il Beam, il colpo potente che si vede nella barra in basso. I mostri biomeccanici di R-Type sono rimasti nella memoria di un’intera generazione, ma è anche un gioco durissimo, uno dei giochi arcade che chiedono di imparare a memoria ogni livello: a cinque anni sarà più bello da guardare che da giocare.

Palloncini, salti e una scimmia

Tre giochi arcade con i colori accesi e regole che si capiscono al primo sguardo: qui mi aspetto le partite più lunghe.

Pang

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1989MitchellSparatutto a palloncini2, insieme

In Pang si spara un arpione verso l’alto per scoppiare i palloncini che rimbalzano: ogni palloncino colpito si divide in due più piccoli, finché non sparisce. Gli sfondi sono luoghi famosi del mondo, a cominciare dal monte Fuji. In America lo distribuiva Capcom con il nome Buster Bros. Si gioca in due insieme, non c’è violenza, e le regole si spiegano in una frase: secondo me è il gioco perfetto per cominciare.

Toki

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1989TAD CorporationPlatform e sparatutto2, a turno

Un guerriero trasformato in scimmia da uno stregone, che per salvare la sua ragazza attraversa giungle, caverne e vulcani sputando palle di fuoco. In Giappone si chiamava JuJu Densetsu, ed era arrivato anche sull’Amiga. Toki è uno di quei giochi arcade che a un bambino fanno ridere già dalla premessa, e l’elmetto da football americano che si trova nei primi livelli fa il resto.

Vs. Super Mario Bros.

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1986NintendoPlatform2, a turno

Super Mario Bros. è stato anche un coin-op: Vs. Super Mario Bros. girava sul sistema Vs. di Nintendo, i cabinati che portavano i giochi del NES in sala giochi. È lo stesso gioco della console, ma più difficile, con alcuni livelli modificati per far finire prima la partita. Mario, che nel frattempo è diventato anche il protagonista di un film, è probabilmente l’unico personaggio della lista che mio figlio riconoscerà al primo sguardo.

Out Run, la Ferrari in salotto

Una Ferrari decappottabile, la strada lungo il mare e la musica da scegliere alla radio: fra i giochi arcade di guida, Out Run era un viaggio più che una gara.

AnnoProduttoreGenereGiocatori
1986SegaGuida1

Out Run, disegnato da Yu Suzuki, mette al volante di una Ferrari Testarossa decappottabile rossa, con una ragazza bionda sul sedile del passeggero. Prima di partire si sceglie la canzone alla radio fra tre brani, Magical Sound Shower, Passing Breeze e Splash Wave, e alla fine di ogni tratto la strada si biforca: a destra o a sinistra, verso uno dei cinque arrivi. In sala giochi c’era anche la versione con il sedile e il cabinato che si muovevano con le curve, e già sedersi lì era un evento.

Con il pad si guida benissimo, e per un bambino è il gioco più facile da capire: si tiene premuto l’acceleratore e si sterza. Che arrivi o no al traguardo, il paesaggio vale il viaggio.

Tutti quelli rimasti fuori

Dieci giochi arcade sono una goccia nel mare: per questioni di spazio ne ho lasciati fuori tantissimi, e alcuni fanno male al cuore.

I dieci giochi di questa rassegna non sono in nessun modo una classifica: sono i primi che mi sono venuti in mente pensando da dove iniziare.
Sulla TV, in realtà, ce ne sono molti di più tra cui:

  • Pac-Man (Namco, 1980)
  • Tiger Road (Capcom, 1987)
  • Final Fight (Capcom, 1989)
  • Metal Slug (Nazca, 1996)
  • Bubble Bobble (Taito, 1986)
  • Shinobi (Sega, 1987)
  • Black Tiger (Capcom, 1987)
  • Ninja Gaiden (Tecmo, 1988), che in Europa si chiamava Shadow Warriors
  • Double Dragon (Technos Japan, 1987)

E poi tantissimi altri, dai picchiaduro a incontri agli sparatutto giapponesi più recenti. Se la cosa funziona, ognuno avrà il suo turno sul divano e poi magari arriverà davvero una classifica. Nel frattempo, tutti i miei articoli sui videogiochi li trovi nella loro categoria.

Inserisci un gettone per continuare

Prima di internet e delle console in ogni casa, la sala giochi era il posto dove i videogiochi esistevano davvero: entrarci era pura magia.

Chi è cresciuto negli anni Ottanta se lo ricorda bene. Si spingeva la porta e si entrava in una penombra piena di luci colorate e di rumori tutti insieme: le esplosioni, le musichette, le voci digitalizzate che urlavano dagli altoparlanti, il ticchettio dei joystick. I cabinati erano allineati contro i muri, ognuno con la sua grafica dipinta sui fianchi, e gli schermi brillavano come finestre su un altro mondo.

In tasca c’erano le monete della paghetta, contate una per una, e ogni partita era una decisione: provare il gioco nuovo o tornare a quello che conoscevi a memoria? Spesso la scelta migliore era non giocare affatto, ma mettersi dietro le spalle del ragazzo più bravo e guardarlo arrivare dove nessuno era mai arrivato. Si imparava così, guardando, e il punteggio più alto con le tre iniziali in cima alla classifica valeva più di una pagella.

Entrare in sala giochi voleva dire vedere i videogiochi più belli del mondo, quelli che a casa non sarebbero mai arrivati.

Quella magia non si può spedire nel salotto di oggi, e mio figlio la sala giochi degli anni Ottanta non la vedrà mai. Ma i giochi arcade di allora sono ancora lì, identici, e adesso sono a un clic dal divano, senza monete e senza fila. Se poi il gioco gli piace, la prossima volta gli spiego perché, una volta, per arrivare in fondo a Golden Axe serviva una tasca piena di monete.

Una cosa, però, la sala giochi e il divano ce l’hanno in comune. Questi giochi sono belli, ma quando li puoi giocare insieme sono ancora più belli: in sala giochi si cercava un amico per il secondo joystick di Golden Axe, sul divano basta allungare il secondo pad a chi ti siede accanto. Per questo nelle schede ho segnato quelli da giocare in due.

Per fare retrogaming ci sono tanti modi: io ho preso il Google TV Streamer, e in quell’articolo c’è scritto cos’è e come installare RetroArch e caricare le ROM.

Adesso lasciami un commento con il tuo coin-op preferito, quello di cui conservi i ricordi più belli.

Domande frequenti sui giochi arcade

Cosa sono i giochi arcade?

Sono i videogiochi da sala giochi, chiamati anche coin-op perché funzionavano a monete: ogni gioco aveva il suo cabinato, con schermo, joystick e pulsanti, e una partita costava una moneta o un gettone.

Come si giocano i giochi arcade sulla Google TV?

Con RetroArch, che si installa dal Play Store e include il core FinalBurn Neo per i giochi da sala, un controller Bluetooth come il DualShock 4 della PS4 e le ROM dei giochi copiate sul box.

I giochi arcade sono adatti a un bambino di cinque anni?

Molti sì, perché hanno regole semplici e partite brevi. Per cominciare sono ideali i giochi senza violenza e con due soli tasti, come Pang e Out Run; abbassare la difficoltà nelle opzioni aiuta parecchio.

Come si inserisce una moneta in RetroArch?

Con il core FinalBurn Neo il tasto Select del controller fa da gettoniera e il tasto Start avvia la partita. I crediti sono infiniti.

Super Mario Bros. è un gioco arcade?

Sì, in una versione poco conosciuta: Vs. Super Mario Bros. è uscito nel 1986 sui cabinati Vs. di Nintendo, ed è più difficile della versione per NES.

Dove si scaricano le ROM dei giochi arcade?

In questo articolo non ci sono link a siti di ROM, ma se sai cercare non è difficile trovarle. Esistono anche tanti giochi homebrew e titoli che gli autori distribuiscono liberamente.

Qual è il gioco arcade più difficile della lista?

R-Type di Irem: richiede di imparare a memoria ogni livello ed è pensato per giocatori esperti.

Maurizio Pelizzone

Maurizio Pelizzone

Sono Maurizio Pelizzone, sviluppatore WordPress da oltre vent'anni e consulente di intelligenza artificiale a Torino, co-fondatore di Mavida. Realizzo plugin e integrazioni su misura per WordPress e WooCommerce, automazioni dei processi con n8n e agenti AI, e tengo corsi e workshop su Claude Code, prompt engineering e vibe coding, in presenza a Torino o da remoto. Sono speaker ai WordCamp e autore della guida gratuita in italiano a Claude Code; se vuoi parlarmi di un progetto puoi prenotare una call conoscitiva.

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